Orgy of Tolerance
Non ha deluso le aspettative, con i suoi dieci straordinari interpreti, quattro donne e sei uomini, il regista europeo che fin dai suoi esordi negli anni Ottanta, si è dato l’obiettivo di scuotere le coscienze, e non solo quelle borghesi, annichilite dal consumismo gratuito, da un finto benessere, dalla perdita degli ideali. Fabre vuole ricordarci che ogni nostro atteggiamento, attivo o passivo che sia, non nasce più da un bisogno reale, ma è semplicemente indotto da un certo tipo di potere. Ce n’è per tutti: le religioni e i loro fanatismi, la politica, il pensiero debole, la moda, lo star system, le droghe, le perversioni sessuali e gli atteggiamenti ossessivo-compulsivi, il turpiloquio, i razzismi di tutti i generi, le ONG, il terrorismo, le mafie, il rock, il pop, il rap; ma anche un’esilarante parodia dei grandi balletti romantici, in una indimenticabile scena corale con i carrelli del supermercato.
A un certo punto della serata un attore annuncia al pubblico che condirà la faccenda con, tra le altre cose, un tocco à la Bausch e un pizzico di Forsythe; in realtà il lavoro è un condensato di citazioni colte ma non tutte dichiarate, a cominciare sembrerebbe, dal Pasolini di Porcile e di Salò, continuando con Kapò di Gillo Pontecorvo e la Cavani de Il portiere di notte, passando per i B-movies degli anni Trenta e Quaranta, infarciti di gangster, sigari e whisky, dove di solito c’è sempre qualcuno che viene gonfiato di botte, magari su un ring.
Urticante, provocatorio, calvinista, Fabre forza il limite del comune senso del pudore e appunto della tolleranza, per dirci che non è obbligatorio sopportare tutto, assuefarsi sempre al peggio e sposare il luogo comune. Ma anche, che un certo tipo di ribellione è un prodotto prefabbricato e un comportamento coatto, che l’aggressività generalizzata e il fuck you pronto effetto non (ap)pagano.
Calata in un elegante contenitore scenico, sostenuta da una drammaturgia asciutta, la lezione morale convince, ma rischia di lasciare un retrogusto amarissimo in bocca. Ed è lì che il rigore tutto fiammingo vacilla e gli artisti cercano il consenso degli spettatori, con un fuoco di fila di accattivanti trovate, costruite ad hoc, in questo caso per il pubblico italiano, che viene facilmente preso all’amo e applaude felice la messa in scena di tutti i propri vizi peggiori.
4/5 novembre, Teatro Olimpico, Roma

Pubblicato da monicavannucchi 
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