Dopo quarant’anni

vor-ort

Sul fragile confine di un cerchio tracciato con il gesso, due donne in nero, le schiene nude, si esercitano nella ricerca di una relazione sensata con altrettanti oggetti old fashioned: una palla medica e un rudimentale monopattino. Il compito è arduo, lo spazio obbligato, le vie di fuga posso essere quindi solo concettuali, non fisiche.

Una terza figura femminile appare quasi subito su uno schermo, ma ripresa dall’alto; la sua gonna nei giri si apre a corolla, ruota e volteggia, sfarfallio nero su di un fondale pulsante, quasi liquido, dove sembra che la vita vera sia andata a rifugiarsi.

Intanto in scena, le due danzatrici in carne e ossa continuano a scambiarsi, con precisione matematica, i percorsi e gli oggetti, attraverso rigorose azioni sulla linea curva del cerchio.  A volte si avvolgono in spirali discendenti che schiacciano i loro corpi a terra, verso quegli stessi oggetti che afferrano o inforcano, assumendo posizioni dalle prospettive ardite ma svuotate di ogni emozione.

Sul tappeto sonoro di John Cage, questo esercizio coreografico, una riscrittura per due danzatrici di un pezzo del 1997 Vor Ort, snocciola con estrema chiarezza alcuni punti nodali della ricerca della grande Reinhild Hoffmann, classe 1943, con Pina Bausch e Susanne Linke nome di punta del Tanztheater tedesco.

Fin dall’inizio interessata soprattutto alla relazione corpo/oggetto, di lei si ricorda lo splendido Solo mit Sofa  del 1977, in cui l’abito bianco che drappeggiava il suo corpo altro non era che la propaggine della fodera di un inquietante divano, verso il quale  lei veniva risucchiata, o nel quale cercava rifugio, in un duello/duetto ambivalente. images

Lì il corpo e l’oggetto si affrontavano alla pari, il divano si faceva personaggio, l’abito che drappeggiava  la danzatrice aveva una sensualità e un’eleganza che mitigavano la crudeltà della situazione; il corpo era sì intrappolato, ma poteva acquisire una natura simbiotica con l’oggetto che lo intrappolava, e da questa natura prendere nuovo slancio.

Nelle geometrie  fredde di Vor Ort, viceversa, sembra essersi spenta ogni pulsione vitale: le danzatrici sono automi, macchine al servizio di uno schema matematico, modello di ripetizione senza sbavature, senza possibilità di errore. La natura umana  è fuggita via, se ne percepiscono le tracce liquide solo sullo schermo che fa da fondale.

Vor Ort

coreografia
Reinhild Hoffmann

interpreti
Christina Ciupke, Mimi Jeong

costumi
Anne Neuser / Reconstruction: Monique van den Bulck

musica
John Cage ( Four Walls, Act 1 Scene V, Bacchanal )

Film – director e concept: Michael Muschner

production management Barbara Greiner

Festival Equilibrio 2017 Auditorium della musica, sala Petrassi

Auditorium della musica, sala Petrassi, 20 febbraio 2017, Roma

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