Cose belle da non dimenticare, seconda parte 2014

The Past, C. Macras 2014

Quello di cui parlavo nel post precedente non è stato tutto ciò che ho visto nell’ultima parte del 2014; il soggiorno berlinese mi ha permesso di fare una vera scorpacciata di spettacoli, spaziando dalla musica barocca all’operetta, passando per il teatro-danza e l’opera lirica, senza tralasciare la sperimentazione. Tutte proposte di altissima qualità, tutti i teatri pieni, pubblico caloroso, informato e motivato. Sicuramente la crisi si sente meno in Germania che in Italia, ma c’è comunque un abisso tra l’offerta media tedesca di spettacolo dal vivo (parlo di spettacoli prodotti in larga parte in Germania) e quella italiana. Non voglio comunque dilungarmi troppo su questo, per non finire nella solita sterile polemica o peggio nel luogo comune del piangersi sempre addosso; mi limito a dire che questo periodo all’estero mi ha stimolato creativamente e mi ha anche un po’ messo in crisi. Sicuramente mi sono fatta molte domande sull’indirizzo che potrebbe prendere il mio lavoro nel prossimo futuro, sia dal punto di vista didattico, che da quello creativo: quali sono le modalità artistiche più interessanti ora come ora, per intercettare il sentire comune degli spettatori che vanno a teatro? Ed esiste realmente questo sentimento, questa sensibilità comune, oppure no? A Berlino il pubblico sembrava essere molto competente e allo stesso tempo estremamente omogeneo, sembrava sapere cosa bisogna vedere e capace di fare delle scelte. Sarà così anche per il pubblico italiano? Qui, a Roma, non ho mai questa impressione in verità; tolto uno smagrito gruppo di addetti ai lavori (sempre gli stessi e assolutamente non trasversali tra i generi di proposte) le ragioni che portano le persone a teatro rimangono misteriosissime… almeno per me. Non potendo più contare sullo zoccolo duro degli abbonati alla stagione teatrale, tranne nel caso di istituzioni musicali, come enti lirici o orchestre stabili (ormai poche) o di pochissimi teatri di prosa, rimangono i vari pubblici dei festival specializzati o generalisti, che presentano produzioni straniere, prevalentemente di sicuro richiamo.

E’ quindi con grandissimo piacere che a Berlino ho potuto seguire l’evolversi delle proposte di un teatro come la Schaubühne am Lehniner Platz, diretto da Thomas Ostermeier, ma abitato artisticamente da molte anime, tra cui la coreografa  argentina Constanza Macras e il regista e drammaturgo Falk Richter in team con la coreografa Anouk van Dijk. Della Macras, con la sua compagnia Dorkypark e in collaborazione con Oscar Bianchi ho assistito alla prima di The Past, un’opera  a statuto misto, come è tipico della produzione della Schaubühne. Attori, danzatori, performer insieme sulla scena per comporre un grande affresco sul tema della memoria, risalendo dalle antiche tecniche mnemoniche fino al recente passato storico tedesco, all’amnesia che ha colto tutti dopo la seconda guerra mondiale, e poi su su fino ai ricordi personali degli interpreti che rievocano a turno la propria infanzia. Potente e ruvido, come credo sia sempre il lavoro della Macras, tuttavia non mi ha convinto appieno, forse per quel pizzico di retorica di troppo, forse per la tendenza ad usare un solo registro espressivo. Tuttavia si tratta di un lavoro ricchissimo di spunti e di soluzioni dinamiche ed espressive, che testimonia senz’altro dell’ottimo stato di salute degli artisti operanti in Germania. Nel prossimo post vi  parlerò di Richter e delle sue regie.

  1. tu che cammini per berlino probabilmente rimane lo spettacolo più bello… sono sicura che i tuoi occhi avranno saputo vedere anche l’invisibile. come testimoniano queste recensioni così intense e piene di emozioni.
    io sono tornata a scrivere sul blog e ieri, passando sotto casa tua, ti ho pensato e mi sono sentita felice di conoscerti.
    magari dopo ti scrivo un’email così ti racconto un po’, intanto: ciao!

  2. monicavannucchi

    manu, che piacevole sorpresa! come stai? voglio sapere tutto…

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