Dolcevita

1.-Dolce-vita-_-di-Virgilio-Sieni

Sul nudo e immenso palcoscenico del Teatro Argentina, in occasione del Romaeuropa Festival 2014, il coreografo italiano Virgilio Sieni, direttore dell’ultima edizione della prestigiosa Biennale Danza veneziana, ha presentato un lavoro raccolto, quasi da camera, per otto danzatori e un violoncellista.

Dolcevita, archeologia della passione accorpa cinque quadri della vita di Cristo. Come già era accaduto per Sonate Bach- Di fronte al dolore degli altri (2007), anche qui Sieni attinge all’interpretazione che di questi racconti hanno dato i grandi pittori e scultori dell’Umanesimo e Rinascimento; una visione che ha innervato e nutrito profondamente il sentimento occidentale della cristianità.

Annuncio, Crocifissione, Deposizione, Sepoltura, Resurrezione contengono, infatti, tracce evidenti di posture, gestualità e attitudini delle principali figure evangeliche, epurate tuttavia di abiti, insegne e di qualsivoglia simbolo iconografico, utile a orientare lo spettatore che si trovi di fronte a un quadro della tradizione sacra.

Solo l’angelo dell’Annunciazione mantiene un paio di striminzite alucce, che si spennacchiano come un vecchio cuscino a ogni impercettibile tremito, a qualsiasi tentativo di movimento vitale da parte dell’interprete (una Ramona Caia di condensata intensità).

Per il resto, i costumi sono collant e magliette sbiadite; i danzatori indossano un trucco da clown con grandi labbra rosse su visi di gesso, gli oggetti di scena sono pochi ed essenziali.

Bianchi coni di carta, cavalletti e stecche di legno già preparati a vista in un spazio grigio, rimandano a vecchie aule scolastiche, con “somari” che finivano dietro le lavagne a espiare la colpa della propria ignoranza, costretti a indossare appuntiti cappelli da Pinocchio.

E un po’ burattini sembrano questi interpreti di Vitanova, nei loro frammenti di movimenti sbilenchi e disassati, con occhi svuotati e smarriti, con braccia e gambe disarticolate, che si divincolano a scatti da un centro del corpo assai tiranno, che tutto vorrebbe risucchiare e assorbire.

Ogni cosa sembra così faticosa in questa dolente rappresentazione, che si dipana sulle note scure o cigolanti del violoncello di Daniele Roccato.

Non è dolce questa vita, ma umana sì, tanto umana e terrigna e concretamente corporea da non permettere agli angeli di volare, né a Cristo di librarsi verso il cielo che lo attende dopo la resurrezione.

Dolcevita

Coreografia Virgilio Sieni

Interpretazione e collaborazione Giulia Mureddu, Sara Sguotti, Jari Boldrini, Ramona Caia, Maurizio Giunti, Giulio Petrucci, Claudia Caldarano, Marjolein Vogels

Musiche Daniele Roccato eseguite dal vivo dall’autore

Luci Fabio Sajiz, Virgilio Sieni

Costumi Giulia Bonaldi

Maschera Giovanna Amoroso & Istvan Zimmermann, Plasstikart Studio

Produzione 2014 Compagnia Virgilio Sieni

in collaborazione con Romaeuropa Festival, Ert Emilia Romagna Teatro, Associazione Teatrale Pistoiese

Teatro Argentina, Roma, 4 ottobre 2014

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  1. Pingback: I cinquemila gesti di Sieni | I blog di Monica Vannucchi

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