Il Sacre du Printemps compie cento anni

Ecco un’opera assolutamente pura. Aspra e dura, se si vuole. Non un’opera d’arte, con tutti i consueti piccoli trucchi. Nulla di sfumato; nessun velo poetico; nessuna traccia di atmosfera. L’opera è intera e bruta. Tutto è sincero, intatto, limpido e crudo. La Sagra della Primavera è il primo capolavoro che ci sia possibile contrapporre a quelli dell’impressionismo. (…)

Sagra della Primavera Ensamble di danzatori ph Ulli Weiss Light

Così Jacques Rivière iniziava il suo famoso articolo sulla Nouvelle Revue Française, in difesa dell’opera di Stravinskij, che con le sorprendenti e scioccanti coreografie di Vaslav Nijinsky aveva appena debuttato a Parigi, suscitando un enorme scandalo. E più avanti nel testo:

La novità della Sagra della Primavera consiste nel ritorno al corpo, nello sforzo di aderire il più possibile ai suoi movimenti naturali, di non ascoltare che i suoi suggerimenti più immediati, radicali, etimologici. Il movimento è ridotto all’obbedienza; è incessantemente ricondotto al corpo, riunito a lui, riafferrato, trattenuto, come si prende qualcuno per le braccia per impedirgli di fuggire. E’ un movimento che non si allontana mai dal corpo, un movimento al quale si impedisce di cantare la sua piccola romanza, un movimento che torna a prendere ordini ad ogni istante (…) E’ una danza organica; tutti i movimenti di cui si compone conservano una perfetta identità con le membra che li eseguono; ne colgono il significato e ne mantengono la brevità; restano loro congiunti e come fisiologicamente legati. E il ballerino, quando lo si rivede nella memoria, non si annulla dietro ai suoi gesti, ma appare distintamente in mezzo alla loro moltitudine, come un dio indiano irto di mille braccia. (…)

Le parole di Rivière ci sembrano ancora oggi, a cento anni esatti dall’evento, le più limpide e aderenti alla coreografia del grande danzatore pupillo di Serge Diaghilev e punta di diamante dei Ballets Russes; la sua fu allora l’unica voce a levarsi alta in favore di quello che rimarrà lungo tutto un secolo il capolavoro assoluto, la pietra miliare con cui tutti i grandi Maestri prima o poi hanno sentito il bisogno di confrontarsi. Oggi ne esistono decine di versioni coreografiche:  il Tanztheater Wuppertal Pina Bausch per celebrare il centenario dell’opera che cade appunto oggi, riproporrà a luglio nella sfavillante cornice del Teatro San Carlo di Napoli, proprio una delle versioni più riuscite ed emblematiche di questo straordinario balletto, quella della Bausch stessa. Un’occasione da non perdere.

Brani tratti da La sagra della Primavera, di Jacque Rivières, in Alle origini della Danza Moderna, a cura di Eugenia Casini Ropa, Società editrice Il Mulino, Bologna, 1990

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