Altre visioni, parte seconda

Ed ecco il “pezzo” di Enrica Orlando, anche lei allieva del Master in critica giornalistica dell’Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico (vai al post precedente)

La donna è Rosa, un’opera di Anne Teresa De Keersmaeker     rosa 1   

Un salone imponente, un’eleganza classica come la visione in bianco e nero.

Una donna in abito nero è di spalle e si sfila i tacchi. Solo ora può partire la musica. Un violino vibra per dettare i movimenti o forse è il contrario. La musica possiede la danza generando un embrione di fluidità interpretativa all’interno della donna, che non può prescindere dal movimento né dal suono.

L’energia. La schiena della donna è posseduta da un brivido ondulato ma rapido, dolce ma isterico. La flessuosità è costante e si scioglie verticalmente in una tensione verso l’alto del braccio, che poi cede alla gravità e tocca il pavimento. Le sospensioni rallentano l’iterazione del movimento e allungano il tempo, il corpo si tende in avanti per essere poi risucchiato indietro. Le scarpe osservano, impietose o indifferenti. Lei è libera. Tormentata, forse. Ma libera.

Il pavimento. Superficie ma non appoggio. Polo di contatto costante per piedi incollati, con le punte o con la pianta. Suolo conduttore bipolare che riceve e ritrasmette la scintilla generatrice del movimento. Movimento verticale ma anche orizzontale, in una circolarità che si sposta a terra e fa perno sui fianchi, per generare delle rotazioni nello spazio o sul proprio asse.

La donna. E’ un fluido. Il concetto prende forma nella sua accezione più femminile ma non si sottrae al cambiamento. La morbidezza ripetuta nella sincronia di movimenti lascia il posto, non di rado, allo stridore di pose contratte. Come una bambola rotta e svuotata, la donna si ferma a gambe aperte, semi piegate, con il collo di lato e le mani spente. Il contrasto è netto, il cambiamento è narrativo, la mutabilità è donna.

L’uomo. E’ bello. Classico anche lui, elegante. E’ in armonia con i movimenti di lei, si libera dalla giacca e dalle scarpe per seguirla in un duetto amoroso fatto di sintonia perfetta e di crolli da recuperare, che si cada di spalle o che si rotoli a terra. Ci si relaziona col contatto continuo. Lui è il perno di lei e viceversa, in un interscambio equo di necessità e dono del proprio corpo per continuare un movimento sempre coordinato da uno sguardo femminile. Ma l’uomo è un’apparizione. C’è un momento prima, non c’è un momento dopo. La donna è di nuovo sola.

La musica è finita, lei è di nuovo di spalle e riprende il movimento iniziale, in un riverbero della scossa che l’ha attraversata e che, lenta, sta tornando a defluire fuori. La donna rientra nei tacchi, costrizione o conforto.

La donna è Rosa. Film di Peter Greenaway, coreografia di Anne Teresa De Keersmaeker. La danzatrice è Fumiyo Ikeda, il danzatore Nordine Benchorf. Quest’opera, del 1992, è un esempio denso di tutto quello che ha guidato l’arte della Keersmaeker. La sua innovazione sta nella fusione totale di musica, danza e video. Con la compagnia di danza Rosas, la coreografa parte dall’idea di movimento strutturato quasi matematicamente su passi che si ripetono fino all’ossessione, giocando molto sul concetto di sintonia estrema con la musica. Con il suo collaboratore storico, Steve Reich, musicista minimalista americano, la danza diventa sublimazione del singolo gesto verso l’emozione finale. Con quest’opera, l’ossessione sembra ammorbidita da una predominanza del concetto femminile indagato in tutti gli ambiti che lo pervadono, dalla grazia, alla consapevolezza del proprio corpo. La prevalenza di movimenti apparentemente liberi, non meccanici, la circolarità, la presenza solo fulminea di un uomo: tutto ruota attorno a un universo-donna.

Rosa, 1992, 35mm, 16’, b/n

Regia 
Peter Greenaway

Coreografia
 Anne Teresa De Keersmaeker

Danzatori 
Nordine Benchorf, Fumiyo Ikeda

Musica
 Béla Bartǒk eseguita dal vivo da
 Irvine Arditti

Fotografia 
Sacha Vierny

Produzione Entropie

Location Rosa è stato girato nel foyer della Ghent Opera House

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