Altre visioni, parte prima

Con il titolo Altre visioni pubblicherò due testi elaborati da altrettanti allievi del Master in critica giornalistica dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, a conclusione del mio corso di Analisi del testo coreografico.   Quest’anno la coreografia analizzata in sede di esame è stata Rosa di Anne Teresa De Keersmaeker, nella versione cinematografica di Peter Greenaway. Il primo lavoro è di Matteo Brighenti

De Keersmaeker, la donna è una “Rosa” che danza scalza    

Fumiyo Ikeda_ Rosa

La liberazione del corpo danza a piedi nudi e peso piantato per terra. Non c’è prima, non ci sarà tantomeno dopo. I tacchi costringono la donna a una falsa elevazione che insulta la gravità e blandisce il conformismo sociale dei ruoli e dei rapporti. Comincia così il film che il regista inglese Peter Greenway ha tratto da una coreografia di Anne Teresa De Keersmaeker, Rosa: una donna, interpretata da Fumiyo Ikeda, fa il gesto quotidiano di togliersi le scarpe e dà sfogo alla sua femminilità. Il set è il foyer della Ghent Opera House che con quel lampadario immobile al centro del soffitto sembra una sala da ballo di una Vienna ottocentesca. Le linee verticali prodotte dall’incrocio a lisca di pesce del parquet conducono l’occhio dello spettatore al tavolo in fondo alla sala. Le convenzioni sono il “convitato di pietra” della coreografia della De Keersmaeker, restano lì, ferme e immobili come la cinepresa di Greenway, che non si produce in variazioni, movimenti, intromissioni di camera nella partitura coreografica di Rosa. È un osservatore non partecipante, Greenway, al massimo sottolinea, ma non interpreta ciò che sta filmando. Ikeda, una volta libera dalla costrizione dei tacchi, si produce in un assolo con il pavimento a farle da partner, che deve molto alla Contact Improvisation di Steve Paxton. Movimenti di rottura e di costruzione sull’asse perpendicolare, scivolati con il busto proteso in avanti, una sfida umana, non artificiale come quella dei tacchi, alla forza di gravità. Chi guida è il movimento e non lo si riesce a intuire finché non è stato eseguito. Una danza astratta, ma chirurgica, matematica, che recupera allo studio “meccanico” del gesto proprio della post-modern dance l’attenzione, il cuore e il sentimento narrativo del teatrodanza di Pina Bausch, che richiede ai danzatori anche qualità espressive, attoriali e non solo atletiche. L’errore non è ammesso nella danza della De Keersmaeker, ma la precisione e l’altissima fedeltà alla partitura coreografica della Ikeda non consegnano allo spettatore freddezza, ma passione, magari ferita, perché costretta a nascondersi, acerba perché praticata solo nella pause della routine quotidiana, ma sempre di passione si tratta. Quando poi arriva lui, Nordine Benchorf, come in un sogno che si realizza quando meno te l’aspetti, la passione diventa esplosione. Passi di balletto classico e veri e propri passaggi di Contact con cessioni di Peso (e di reciproca fiducia) suggellano un’unione impossibile altrove, fuori di qui. Lo spazio, che prima sembrava quasi schiacciare Ikeda, diventa la cornice ravvicinata di uno scontro di corpi che si fa incontro di anime. La musica di Béla Bartǒk ha creato il sortilegio di far sentire la carne degna dello spazio, padrona dello spazio, li ha fatti incontrare, li ha fatti riconoscere come appartenenti l’uno all’altra, come pezzi ricomposti di un puzzle. La donna è sensuale, ma non sottomessa. L’uomo è maschio, ma protettivo. Come le cose avvengono, così le cose finiscono. Non c’è una ragione, non aiuta chiedersi perché. Bisogna accettarlo. Lui se ne va e la lascia sola con l’unica musica che le resta, il proprio corpo. Ikeda danza il “suono del silenzio”, passi che le fanno accettare di subire il ruolo che il mondo le ha assegnato. Si rimette le scarpe. La cena aspetta sul tavolo. È come il bianco e nero scelto da Greenway. Quando c’è la danza non c’è costrizione. Quando c’è costrizione non c’è danza.

Rosa, 1992, 35mm, 16’, b/n

Regia 
Peter Greenaway
 


 Coreografia
 Anne Teresa De Keersmaeker
 


In collaborazione con 
Jean-Luc Ducourt
 


Danzatori 
Nordine Benchorf, Fumiyo Ikeda
 


Musica
 Béla Bartǒk (Sonata per Violino, Melodia e Presto)
 eseguita dal vivo da
 Irvine Arditti
 


Direttore della Fotografia 
Sacha Vierny
 


Operatore
 Chris Renson
 


Editing 
Chris Wyatt
 


Costumi 
Ann Weckx
 


Prodotto da
 Entropie



Co-prodotto da 
Rosas, La Monnaie / De Munt, octobre en normandie, Festival International de Nouvelle Danse Montréal, Centre Georges Pompidou / Ircam
 


Premi 
Dance Screen Award, Frankfurt Dance Screen Festival (June 1992).
 Award for the best adaptation, Frankfurt Dance Screen Festival (June 1992).
 Selection for the 49th Mostra Interazionale d’Arte Cinematografica in Venice (1992). 
Selection for the Rotterdam Film Festival (1992). 
Special Jury Commendation in the ‘Black and White Short Film Competition’ at the Film Festival in Cork.



Rosa è stato girato nel foyer della Ghent Opera House

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