Dave St- Pierre, Creation 2012

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Stefano Guerrieri  mi invia la cronaca dell’ultimo spettacolo di St- Pierre visto a Roma. Lo pubblico volentieri.

Giornata morta. Sono stanco, è così drammaticamente facile abituarsi quasi ad ogni cosa. Entro in teatro e incontro le stesse facce di sempre. Anche in questa città sempre lo stesso pubblico, probabilmente di addetti ai lavori.

I performer sono già in scena, in tanti…diciotto. Respiro, è raro e bello vedere tanti esseri umani sul palco. Lo spettacolo inizia e per il primo quarto d’ora è interessante, davvero interessante; è un lavoro intelligente, ironico, vivo, ma credo di riuscire a intuire in anticipo dove andrà a parare…

Poi arriva la botta… un’immagine mi colpisce, forte e lacerante.

Uno spazio immenso in semibuio dove tagli di luce rischiarano nove tavoli di metallo, come bare con altrettante donne sdraiate sopra. Gli uomini sono spariti. Silenzio. Parte un tappeto musicale: un ritmico singolo battito e i tavoli si sollevano in verticale, lentamente, le donne restano immobili come appese; io smetto di respirare. Posso vedere il pulviscolo nell’aria, percepisco la materialità dello spazio, la sua consistenza: è denso, è caduta la quarta parete.

Una alla volta, le donne si lasciano scivolare giù dai tavoli, il rumore della pelle che striscia sulla superficie è uno strappo, uno schiaffo e fa male e bene allo stesso tempo. Mi riscuoto, sono nuovamente spettatore, tra gli altri.

Cosa è successo? Come è possibile muovere il mondo restando immobili?

Da qui in avanti la scena diventa un cuore ipertrofico che non smette mai di battere (massivo è la parola che mi risuona nella testa); pompa sangue verso il pubblico in modo muscolare, prima violento, poi dolce, ma sempre pieno ed energico… pesante, tutto ha un peso, persino l’aria.

Atleti nudi come Cupidi volano, si afferrano, accelerano tutto in modo massiccio. Una coppia si lascia colpire e diventa vittima/artefice di un amore violento e furioso che ferisce l’animo e il corpo. Venti minuti estenuanti in cui la donna si accanisce sull’uomo con forza sempre maggiore e l’uomo l’afferra. È bello sentire la fatica dei corpi estenuati, vedere l’aria uscire a fiotti attraverso i respiri.

La relazione è esaurita. L’uomo per altro tempo ancora riversa la sua rabbia su di un mazzo di fiori sbattuto in terra fino al parossismo e non ti annoi mai perché quel tempo è vero, è ferocia sincera, gridata, ripetuta in eterno.

Poi si crepa dal ridere. I Cupidi sono così umani, annoiati, loro sì, nell’attesa della prossima impresa. Ognuno con le proprie nevrosi. Isterici bastardi animali che parlano di sé…egoisti e dispettosi. Giocano col pubblico e lo sfottono. Dopo la pausa caffè (!) ritornano sulla coppia: un quadrato bianco illuminato, due esseri umani devastati, inondati in un secondo da diciotto secchiate d’acqua. Può la dolcezza essere forte? Quei due corpi bagnati ricostruiscono un amore. C’è un’intensità incredibile nella delicatezza con cui si stringono, si lasciano, sfuggono e infine si riprendono.

Ci sarebbe ancora tanto da dire… le evoluzioni stupefacenti… la velocità… il dolore… Lo stupore autentico nel veder due esseri umani trasformarsi in creature preistoriche a quattro zampe che corrono con una perfezione incredibile. Dov’è il trucco? Hanno aggiunto venti centimetri di carne e muscoli alle loro braccia? Il trucco non c’è e neanche le parole bastano. Bisogna stare lì e vivere.

 

Dave St-Pierre, Creation 2012

Festival Equilibrio

16 febbraio 2013, Auditorium Sala Petrassi, Roma

 

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