La vache qui rit, lo sgabello e J. L. Lagarce

Quando ero bambina passavo ore in contemplazione del muso ridente di mucca, emblema di un noto marchio francese di formaggini. Dal coperchio della scatola rotonda la vache qui rit, ora come allora sorride e sfoggia un paio di orecchini che riproducono a loro volta il muso sullodato; perciò si possono immaginare altre quattro mucche sui due coperchi, riproducenti altre otto mucche, dotate anch’esse di orecchini con il marchio, raffiguranti altre mucche e così via, esponenzialmente miniaturizzando.

Io stavo con lo sguardo fisso sulla bella, solare risata bovina, si può dire che con quest’animale ero proprio entrata in confidenza; e cercavo di farmi un’idea di questa proliferazione di vacche e sorrisi, sempre più numerose e nascoste le prime, sempre più piccoli e invisibili i secondi. Non andavo ancora a scuola, ma questo fenomeno mi affascinava proprio perché me ne sfuggiva ogni legge e se provavo a pensare in modo logico, finivo imprigionata in un cannocchiale al contrario; risucchiata in una voragine. Più tentavo di avvicinarmi mentalmente, più tutto rimpiccioliva e si moltiplicava.

Questa fascinazione si è ripresentata intatta l’altra sera, evocata dall’ascolto di un bel testo di Jean Luc Lagarce, Music-hall, magistralmente “detto” ai microfoni di Radio3 da Daria Deflorian, Marco Angelilli e Diego Ribon, per la regia di Valentino Villa. Credo che sia potuto accadere anche perché la lingua di Lagarce ripete, ridice, moltiplica; esita, riprende, riparte e volentieri si avvita su se stessa, irretendo in questo gioco lo spettatore.

E’ una lingua consapevole e al tempo stesso indifferente allo stordimento che provoca. Ed è una lingua capace di far ridere, come la protagonista della pièce: “la ragazza” è una vedette in disarmo, dismessa persino dai due boys che la affiancano in un numero di varietà che non verrà mai eseguito, che forse non è mai stato eseguito. Poiché la protagonista si limita a raccontare di sé e a incedere “lenta e disinvolta” verso l’oggetto di tutte le sue attenzioni: uno sgabello collocato in proscenio.

E’ successo (che io mi sia ritrovata a pensare alla vache qui rit). Succede a volte negli anni, ci racconta “la ragazza”, che lo sgabello non sia quello giusto e che lei si sia, poveretta, dovuta piegare in due, ginocchia in bocca, persino su uno sgabello da mungitura. Per vacche.

Ma mai, neanche una volta, ha rinunciato ad avanzare “lenta e disinvolta” dal fondo del palcoscenico, sorridente comunque (il marchio lo pretende), anche se sotto un velo di lacrime.

Music-hall di J. Luc Lagarce

traduzione di Gioia Costa

con Daria Deflorian e Marco Angelilli, Diego Ribon

mise en espace di Valentino Villa

una produzione Rai Radio3/Face à face 

organizzazione generale PAV

Roma, il 24 aprile 2012, sala A di via Asiago

  1. la regina della patata al forno

    penso anche a quando “la ragazza” ha trovato lo sgabello con la spalliera e malgrado ciò, e le credo, è riuscita lo stesso a girare…come forse non ha mai fatto il suo numero allo stesso tempo è riuscita a fare cose mirabili e straordinarie…

  2. ciao monica, che strana combinazione, ho una TARGA pubblicitària de LA VACHE QUI RIT anni ’60 molto divertente, passa al negozio a vederla o ti mando una foto. non ho tua mail, mandala sulla mia isolanovecento@gmail.com

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