Un po’ di danza in città

Il punto l’ha scelto con cura. Percorrendo il corridoio con le spalle all’ingresso, si incontra uno spazio, poco prima della biforcazione che porta alle scale mobili e al parcheggio, dove il rumore dei treni non arriva e le voci della piazza domenicale zittiscono; un punto placido, che induce le persone a rallentare leggermente in entrambi i sensi di marcia. La donna ha messo proprio lì lo sgabello ikea che si è portata da casa, piazzandolo vicino a quella buffa parete che non comincia e non finisce, che sembra avvolgerti con una curva morbida dal pavimento al soffitto. Sgusci li chiamano, pare facilitino le operazioni di pulitura con i macchinari… insomma lo sgabello l’ha messo a terra e si è sistemata con tutte le sue cose: un cappello rovesciato, un metronomo, la giacca abbottonata sopra strati di maglie e di tute per non sentire il freddo. Non ha mica idea di quanto rimanere: chissà qual’è il tempo minimo per non fare brutta figura, un tempo al di sotto del quale andarsene sarebbe come arrendersi, scappare. Quindi si è seduta e ha cominciato con piccoli movimenti all’inizio, per provarne l’effetto, poi più coraggiosi: colpi secchi degli arti sul tronco, sulle cosce. Vuole capire se il dialogo con il metronomo funziona: lui scandisce tic toc, lei stock, paffpaff, schiaaff. Lui tic toc tic, lei paff, bum bum, crock. Oddio, si è fatta male, dentro la schiena qualcosa ha ceduto, adesso mi blocco, pensa. Prova ad allungarsi, respira, si stira e intanto la gente passa e la guarda di striscio, qualcuno ridacchia.

Chissà perché questa qui non fa qualcosa di normale, tipo suonare uno strumento o vendere delle borse Guccifendiprada… Cosa ci fa in questo posto una signora di una certa età, determinata a percuotersi ritmicamente, a flagellarsi come una penitente. Lei non li vede bene, intenta com’è a concentrarsi sui propri gesti che devono essere precisi, puliti, impeccabili. Nel campo visivo ha solo il mosaico di piastrelle colorate che curva in alto e si scontra a destra e sinistra con due enormi pubblicità. E ai confini di questo schermo, dove si infilano sfocate scie dei suoi stessi movimenti, si muovono anche confusamente ombre di  altri corpi; ma sentirli li sente, eccome, ondate di passi, di indifferenza o curiosità. Una coppia di  giovani fidanzati – Che bello, un po’ di danza in città!- dice il ragazzo e sciamano via. Poi tornano e gettano qualche soldo nel cappello. La donna dello sgabello si interrompe, li guarda e allunga loro una banconota da cinquanta – Mi andresti a comprare una pila per il metronomo? la mia si è scaricata- dice agli sbigottiti ragazzini. – Ma che, ti fidi? –  Sì certo, mi fido –

Il fidanzato corre via con la fidanzata in una mano e i cinquanta euro nell’altra. Il mosaico di piastrelle è vivido, con i suoi colori tende e ritma i movimenti di lei al posto del metronomo e così riprende a danzare, braccio destro sulla coscia destra, pugno destro contro lo sterno, mano sinistra con le dita tese schiaccia il torace, tocca la spalla, fende l’aria e cala sulle costole, sbam. La gente rallenta indecisa, allora lei ci dà dentro, picchiando con più convinzione, suona la sua batteria di ossa, sangue e carne, cercandone i pieni e i vuoti per cavarne fuori i contrasti e gli accordi. Ogni tanto qualcuno lancia una moneta, ma non disturba, perché anche il cappello è stato scelto con cura, per attutire il rumore. Tornano i ragazzini con il resto e una ricarica per il metronomo, lui dice timidamente che studia arte circense – Allora ciao – aggiunge. – Ciao, grazie – dice la donna dello sgabello. Tic toc, tic, toc. Sente le braccia sempre più pesanti, le mani le sanguinano po’, le cosce bruciano. Quanto tempo sarà passato, un’ora, forse due. Non ce la fa più, si alza, raccoglie le sue cose e si incammina.

– Hai finito per oggi?- le chiede un piccolo indiano che vende Guccifendiprada, proprio di fianco a lei, davanti al cartellone pubblicitario.Sì, lei ha finito, per oggi. – Sono tutta rotta, vado a casa- dice. Lo sguardo di lui è liquido e dolce, pieno di comprensione – Mmh, eh già. Buon riposo!- le augura, mentre la donna con lo sgabello ikea esce nella luce rosata del crepuscolo romano.

Dedicato alla mia amica P.

  1. la vedrei bene in un film di Wenders (in uno dei primissimi)
    Grazie per questo “corto”.

  2. mucca carolina

    mucca carolina si commuove a leggere queste cose e pensa che ogni giornata possa avere il suo minuto di poesia

  3. luciano

    Che bello questo racconto! Mi ha sorpreso e affascinato…

  4. Uno dei blog più interessanti e a me affini che ho trovato. Grazie.
    Per scambio di idee…
    http://controrilievi.blogspot.com/

  5. Bellissimo questo racconto,avrebbe sicuramente ispirato la Bausch…Ho appena scoperto questo blog e lo trovo decisamente interessante, grazie.

  6. Paola

    Monica sarà il coinvolgimento?…è davvero commuovente

    • monicavannucchi

      @paola, commento ricevuto, evviva! ora possiamo procedere con tranquillità a commentarci e ricommentarci a vicenda, ah ah ah!

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