Umano, troppo umano

Sfilacciare la sintassi del gioco teatrale fino al punto che poco o nulla ne rimanga. Sfrangiare, allargare lo spazio tra l’ordito e la trama di una drammaturgia, fino ad avere in mano più buchi che stoffa; ma in quelle voragini inseguire la poesia. Questo sembra cercare Pippo Delbono con il suo ultimo lavoro intitolato Dopo la battaglia.

Malinconico, come solo certi artisti del circo sanno essere e delicato, con un tocco che pare sfiorarti appena ma in realtà ti strappa il cuore, alla Boris Vian.

Pippo Delbono in scena si circonda di uomini e donne che hanno molto vissuto e che ora, con  umiltà, generosità e grazia condividono con il pubblico quel che rimane loro.

E poi di voci registrate, evocatrici  di ricordi; di frammenti di filmati sgangherati che testimoniano pezzi di vita familiare (la madre) o sociale (gli immigrati, i carcerati, i matti).

Questa variegata compagine di materiali e di tipi umani sembra proprio necessaria sulla scena, perché Delbono rimane nell’ombra, acquattato in un angolo o in controluce, con la sua silhouette non proprio impeccabile (glielo dice anche la mamma, che è ingrassato!) a respirare nel microfono, a spremere brandelli di testi da Kafka, da Merini (bellissimo), Pasolini, Rilke e altri; riscritti e rimasticati, restituiti come incarnati dalla sua magnifica voce e poi subito messi da parte, passando ad altro.

E mentre lui flirta con la solitudine e con il dolore, nell’anonimato di un grigio stanzone quadrato sfila in ordine sparso questo campionario del genere umano. Ognuno fa il suo numero, ognuno ha la sua parte nella vita e sul palco, ma sono lì soprattutto per ribadire di esistere, per ricordarci la forza semplice dell’esistenza.

Sì, ci sono moltissime citazioni dal teatro della grande Bausch, alcune evidenti, altre più segrete. E ci sono l’opera lirica, il cabaret, il café-chantant, il violino struggente e magnifico di Alexander Balanescu, qui quasi un alter ego del regista stesso.

Da un certo momento in poi non ci domandiamo più che cosa stiamo vedendo, perché non ha più nessuna importanza. Delbono ci conduce per mano dentro alla propria angoscia esistenziale e noi sappiamo subito che è anche la nostra; quel grigio e quel nero sono le sue paure, pensiamo, e sono proprio uguali alle nostre. Dopo la battaglia è uno spettacolo commovente e necessario.

Dopo la battaglia, di Pippo Delbono

Compagnia Pippo Delbono

Musiche originali di Alexander Balanescu

Scene di Claude Santerre

Costumi di Antonella Cannarozzi

Luci di Robert John Resteghini

Al teatro Argentina, Roma, 10 novembre 2011

  1. unaltradonna

    hai rigirato il coltello nella piaga …:-)
    non ho mai visto Pippo Delbono!
    ecco, l’ho detto. (a parte nel film Io sono l’amore, ma non vale)

  2. emiliano

    ecco come rendere speciale una serata apatica di dopo-festa, venendo qui a curiosare fra le tue cose e dadan! trovo la recensione di uno spettacolo che sicuramente finisce nello “scatolone” delle “cose belle & buone” del 2011. Era la mia prima volta con Pippo, avevo solo intravisto qua e là spezzoni. Io quando vado a teatro e mi siedo divento una tela bianca di modo che il regista, gli attori e lo spettacolo stesso possano impregnarmi di colore. Ecco direi che Pippo mi ha preso a “secchiate di vernice”! Chissenefrega dei pennelli, dell’ordine, dei solventi etc…Lui ha aperto i secchi e dal palco me li ha rovesciate drettamente in testa. Il risultato? Unico. E Meraviglioso.

    “Da un certo momento in poi non ci domandiamo più che cosa stiamo vedendo, perché non ha più nessuna importanza. Delbono ci conduce per mano dentro alla propria angoscia esistenziale e noi sappiamo subito che è anche la nostra; quel grigio e quel nero sono le sue paure, pensiamo, e sono proprio uguali alle nostre. Dopo la battaglia è uno spettacolo commovente e necessario.”

    CONCORDO AL 100%!!!!🙂

    Buon proseguimento di feste Monica,
    auguri per un 2012 scintillante!

    emiliano

    • monicavannucchi

      @emiliano, ormai direi buon proseguimento di anno nuovo, e l’augurio che il 2012 ci porti tanti spettacoli come questo! un abbraccio, monica

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