Pina al cinema

I cinefili mi perdoneranno se per una volta mi avventuro a parlare di un film; ma in questo caso si tratta di un’eccezione perché il lavoro in questione è il tanto atteso, qui in Italia, Pina di Wim Wenders. Dunque l’opera di un regista tedesco, uomo, sull’artista tedesca, donna, che ha siglato il teatro del Ventesimo secolo, riscrivendone letteralmente le regole. E fin dall’inizio risulta chiaro come la tematica dell’eterno cercarsi e mai veramente trovarsi  tra uomini e donne di oggi, sia stata per la Bausch così prepotente da risultare  quasi “assoluta”.

Il lungometraggio doveva essere un film pensato e realizzato con Pina, gli eventi hanno voluto che diventasse un film per Pina. In questo senso la scelta finale di realizzare un mémoire penalizza a mio parere la possibilità di documentare dall’interno il processo creativo della coreografa che ha inventato il Tanztheater.

Sullo schermo vediamo figurine color pastello sfilare in fila indiana sull’orlo di un cratere o sul bordo di una cava, sullo sfondo le luci tenere forse di un’alba; insolite sequenze gestuali intrise di pathos accompagnano ritmicamente queste proménade antinaturalistiche, che  nel film fanno da cesura tra i  pezzi  più famosi e amati. Coreografie che oggi sono pietre miliari del Novecento come Le Sacre du Printemps (1975) o Café Müller (1978); Kontakthof (1978) o Vollmond (2006) sono intervallate da queste  famosissime passerelle, ma anche da una carrellata di intensi primi piani dei danzatori che hanno preso parte al film: presenze storiche come Malou Airaudo e Dominique Mercy o più giovani come l’italiana Cristiana Morganti, sono tutti inquadrati mentre pensano e ricordano la Bausch e ne sentiamo le voci, in molte lingue, dire piccole cose che riguardano il proprio personale e privatissimo rapporto con lei. Sembra Bill Viola, invece è il 3D.

Così, dovrei dire che la vera forza di Pina consiste in realtà nell’avere sviluppato le possibilità finora offerte ai cineasti da questa nuova tecnologia, e averle applicate per la prima volta alle riprese di danza. Il che è senz’altro vero se si guarda al potenziamento delle sfumature dei movimenti, alla messa in luce di dettagli che prima la telecamera non restituiva, appiattendo, come è noto, la ricchezza espressiva del corpo in movimento. Ma, non so; questa immersione nella tridimensionalità a tal punto che sembra veramente di essere dentro lo schermo con gli interpreti, in alcuni momenti è eccessiva, oserei dire quasi iperrealista. Forse non siamo ancora abituati, ma mi sembra che si perda la sottile, delicatissima poesia, alle volte molto intima, che le coreografie della Bausch sapevano creare e dilatare in quegli immensi paesaggi che costruiva in scena. E penso anche a certe inquadrature di Paris, Texas  di Wenders, così struggenti anche senza il 3D.

Pina di Wim Wenders, al Festival Internazionale del Film di Roma, 31 ottobre 2011, tra poco nelle sale con la distribuzione di BIM

  1. Ho visto che è uscito il 4 novembre. Gli effetti in 3D non mi hanno mai interessata, forse è una mia chiusura mentale, comunque credo che siano due generi di cinema affatto differenti, almeno quanto la danza dal vivo dalla danza in video, l’opera lirica dal vivo dall’opera lirica in video, ecc. Il 3D dà per forza una grande importanza all”‘effetto” visivo, almeno alla nostra percezione non abituata, distraendo la nostra attenzione da altri aspetti.

  2. monicavannucchi

    @tania, credo che lo rivedrò in 2D per capire meglio il taglio scelto da Wenders senza farmi distrarre dall’effetto speciale; comunque c’è tanta bella danza che è sempre un piacere.. m.🙂

  3. Chiara

    Io ho visto il film in 2d ed è stato splendido. In sala c’era il silenzio che fa rumore, quello carico dell’attenzione dei presenti. Perfino l’amica che è venuta con me, con la quale sono abituata da sempre a dissacrare ogni momento cinematografico, chiacchierando e facendo a gomitate, ha taciuto per tutta la proiezione. Non credo che il merito di questa magia sia da attribuirsi all’uso di qualsivoglia tecnologia.

    Ciao Monica! Sono contenta di trovarti su fb, sicuramente anche il tuo bel blog (che io leggo sempre) ne trarrà beneficio!
    Buon Natale e a presto.

    Chiara Catalano

    • monicavannucchi

      Cara Chiara, che bello sentirti! sono sempre nostalgica di quella bella esperienza comune a spoleto; riusciremo a vederci? un bacio, monica

  4. Pingback: I capolavori della Bausch al Teatro di San Carlo | I blog di Monica Vannucchi

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