Cose belle da non dimenticare

Questo è il momento dell’anno in cui si confrontano i cartelloni dei teatri, si valuta l’offerta, si programmano i propri acquisti di biglietti della stagione che sta per iniziare. In realtà questo clima settembrino di giornate ancora calde ma già brevi, incoraggia in me riflessioni e divagazioni su ciò che ho visto lo scorso anno di assolutamente imperdibile.

Di molti spettacoli ho parlato su questo blog, cercando di raccontarvi di cosa si trattava, se mi fossero piaciuti e perché. Ma pensandoci bene, mi sono accorta che ci sono almeno due assenze importanti nei miei réportage, e più passa il tempo più mi sembra che si sia trattato di due “pezzi forti” della scorsa stagione. Allora ho pensato di rimediare adesso parlandovene brevemente, perché a qualcuno di voi potrebbe anche capitare l’occasione di coglierli al volo in giro per l’Europa e in questo caso non dovrebbe farseli scappare. 

Kafka Fragments di Peter Sellars, da una composizione dell’ungherese György Kurtág su brani tratti dai diari e dagli scritti privati di Franz Kafka. Creata tra il 1985 e il 1986, include testi brevi e brevissimi, tra loro eterogenei, in un percorso audace dal punto di vista sonoro e stringente sul piano psicanalitico (il musicista ha dedicato questo pezzo alla psicoanalista Marianne Stein, con la quale ha a lungo lavorato). Composti per essere eseguiti in forma di concerto, i Fragmente con la geniale regia di Sellars invece svelano pienamente il potenziale drammaturgico celato nel dialogo continuo tra la voce umana e lo strumento. Gli interpreti di questa versione scenica, il soprano Dawn Upshaw e il violinista Geff Nutall, si trovano a tutti gli effetti ad agire come due veri e propri personaggi; non di una narrazione ma di un’azione dialogata che prende avvio da una tavola da stiro, da un secchio e una scopa, da guanti di gomma e piatti da sciacquare, mentre sul fondale scorrono proiezioni di bestie feroci o di paesaggi contemporanei. La musica lega il tutto in un cortocircuito di bellezza cristallina, straniata, onirica e ricca di tensione esistenziale.

(Se volete sul blog Pioggia di note trovate una bella e competente recensione )

 

La nuit des rois di William Shakespeare, adattamento e regia di Jean Michel Rabeux.  È un lavoro altrettanto entusiasmante; caotico, colorato, folle e bruciante, quanto l’altro è elegante e raffreddato. E se Sellars ha scelto per Kurtág il minimalismo dei segni scenici, qui Rabeux opta per una certa ridondanza nei costumi, nel maquillage degli attori, nei grandi elementi scenografici coloratissimi e dipinti con uno stile “baconiano”. Un po’ troupe di circensi, un po’ scalcinata banda di rocker in pensione, una compagnia di attori a dir poco magnifici attraversa il testo shakespeariano con fare scanzonato, facendo emergere dall’apparente caos degli intrecci drammaturgici, la purezza assoluta della lingua del bardo. E la crudeltà dell’amore, sempre e comunque. Uno spettacolo tutto da godere anche per l’uso felicissimo della musica, con brani che spaziano da Ray Charles a Bobby Mc Ferrin, a composizioni del chitarrista Seb Martel, in scena con gli attori, che eseguono tutti i pezzi dal vivo.

Kafka Fragments di Peter Sellars e György Kurtág, Romaeuropa Festival 2010, Roma

La nuit des rois di William Shakespeare, adattamento e regia di JeanMichel Rabeux, teatro MC93, marzo/aprile 20011, Bobigny (Parigi)

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