En atendant

Senza ricorrere agli strumenti tipici della machinerie teatrale classica, né agli abusati trucchi offerti dalle nuove tecnologie, la coreografa fiamminga Anne Teresa De Keersmaeker, con un piccolo drappello di danzatori nerovestiti e quattro straordinari musicisti, è riuscita a dare vita e colore a una delle sue più belle coreografie degli ultimi anni.

En atendant (questo l’aulico titolo), si inserisce perfettamente nella linea di suoi precedenti lavori sull’opera di grandi compositori, come ad esempio  il “minimalista” americano Steve Reich, di cui la Keersmaeker ha indagato a fondo il corpus quasi completo.

In effetti anche qui sembrerebbe cominciare tutto in maniera “minimale”, con piccole cellule di movimenti semplici, che si sviluppano da camminate lineari alterate da lievi cambi di asse, di peso, da scarti e cedimenti. Una polifonia tesa e limpida si dipana in un susseguirsi di composizioni profane medioevali, risalenti all’Ars Subtilior e praticate alla corte papale di Avignone durante gli anni dello Scisma d’Occidente. Su questa i danzatori intrecciano, annodano e sciolgono disegni sempre più complicati e sofisticati di membra, di busti, di corpi interi.

Si anima così, poco alla volta e quasi sommessamente, la scena di una battaglia; compaiono nella nostra retina lance, cimieri, cavalli e cavalieri; le dame sembrano indossare i loro abiti più ricchi, il popolino straccione e affamato incalza, gli zoccoli degli animali mischiano il terriccio al sangue e al sudore; i corpi appaiono plasmati dalle fatiche quotidiane, dalla crudeltà di ripetuti combattimenti, dal formalismo della gestualità cortese.

Come sia possibile creare tutto questo con una scena nuda e pochi interpreti in scarpe da ginnastica, magliette e abitini casuali e molto neri; senza nessun oggetto e ricorrendo a una grammatica di movimenti di cui l’en dehors costituisce ancora l’ossatura portante; come si possa vivere in scena la modernità più sincera e al contempo rivivere la storia antica, restituirne l’epos… rimane un mistero!

Anne Teresa De Keersmaeker ci dimostra che si può e firma un capolavoro, l’opera della piena maturità di una artista già molto apprezzata, che qui supera se stessa.

En atendant, produzione Rosas/Anne Teresa De Keersmaeker, con Bostjan Antoncic, Carlos Garbin, Cynthia Loemij, Mark Lorimer, MikaelMarklund, Crysa Parkinson,Sandy Williams, Sue-Yeon Youn. Festival Equilibrio, Fondazione Musica per Roma, 19 febbraio 2011

  1. Con questo mi sono persa uno spettacolo memorabile. Nudità e complessità, musicisti in scena, forme linguistiche contemporanee e antichissime che si intrecciano fino a suscitare l’immagine vivida di una battaglia (come quella che ci proponi, del mio amatissimo Paolo Uccello)…che avrei potuto desiderare di più?

  2. @tania, non so, un aperitivo, tipo “un lucano”?! a proposito ne ho vinto un altro, stavolta rinforzato… ah ah ah! m.

  3. la regina della patata

    si vedeva di più e anche altro, spaziando e scorrazzando tra culture figurative sparse tra i secoli e questo era bello…ciascuno poteva attingere al suo immaginario visivo trovandovi qualcosa. la musica dal vivo entrava nella spettacolo come se fosse gestita da un tecnico del suono

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