Il girotondo

Orso Frigo di Serena Intilia

C’è qualcosa di maggiormente compiuto e gioioso, di più elementare e condiviso del girotondo?

È una danza di gruppo. È trasversale, presente in tutte le culture, ad ogni livello sociale e va bene per tutte le generazioni. È democratico perché stempera i conflitti, rafforza i legami e, con il piccolo gesto condiviso di unire le mani, fa sentire tutti protagonisti.

Si danza insieme, incrociando gli sguardi e muovendo i piedi in tacito accordo.

Nessuno può sottrarsi: dal “tutti giù per terra” dell’infanzia ai tradizionali balli di piazza, anche chi non sa o crede di non sapere danzare, difficilmente rifiuta un invito.

L’Orso Frigo di Serena Intilia è nelle edizioni Anicia, Roma

  1. Emiliano

    Dici bene Monica, il “girotondo” è una di quelle “attività” esperenziali. Che non muta nella forma ma allo stesso tempocambia tutto. Mai, quando lo si finisce, si è nello stesso stato d’animo di quando lo si è iniziato. Abbiamo parlato spesso nelle ultime lezioni di flusso e ritualità, credo che questo esempio manifesti in pieno questi due principi. Ricordo quando qualche anno fa mi è capitato di partecipare ad un rituale pagano immerso nel verde. Nel paganesimo, o nelle credenze magiche più in generale (legati ai riti dionisiaci o anche a quelli più addietro), il cerchio è la forma base. I rituali si svolgono in cerchio, per innalzare l’energia si danza in cerchio, talvolta in cerchi concentrici fino a formare la famosa “danza a spirale”. Si danzava in cerchio intorno ai Pali di Maggio. Era circolare la tavola di Re Artù. La Terra era considerata un cerchio piatto. E quando ci si abbraccia si circ-onda una persona. Il cerchio è alla base della vita. Non vi sono ne uovo nè gallina. Solo un primordiale senso di condivisione e di scambio. Propongo un girotondo ad ogni lezione!🙂

  2. veronica

    Credo di sapere perché il Girotondo sia un Evento a volte sensazionale. Forse perché rappresenta due estremi contrari e come tutte le cose che vivono di opposti riescono a generare energie fortemente trascinanti. In esso convivono apertura e chiusura. In esso ci si sente protetti dalla forza di un’unione che si rivolge verso un centro interno, che ci permette di farci sentire anche solo per un giro di tondo, parte di un piccolo nostro universo fatto di calore di mani che ti accolgono, che ti guidano. Inoltre se il tuo sguardo si alza, troverai sempre qualcuno di fronte a te che con gli occhi ti segue in un unico movimento, uguale per tutti e così potrai non sentirti solo ma parte di un micro mondo vivo. Eppure cosa c’è di più aperto di un Girotondo, sempre pronto a spezzarsi per ricostruirsi più ampio e più forte. Gente che va, gente che viene. Come il mondo. Il Girotondo è la vita. Si nasce, si gira per un po’, in buona e cattiva compagnia, a volte gira così forte da sentirsi cadere, qualcuno cade; in quel caso servirebbe una mano forte che ti sostiene. Qualcuno resiste, anzi sostiene chi inciampa. Si gira fino a quando si ha le forze, poi si lasciano le mani dei nostri compagni, sperando che queste mani si sostengano sempre, sperando di aver insegnato qualche valore positivo. Così scopro come il Girotondo protegga ed accolga. Due azioni semplici che la gente a volte pare dimenticarsi.
    Poi Monica, colgo l’occasione, su questa riflessione di risponderti sul “Giudizio” che ci hai dato durante la scorsa lezione. Volevo dirti che mi ha particolarmente impressionato la tua capacità di intuire, anzi di intuirmi. Senza avere mai parlato, solo attraverso poche parole scritte e due occhi che a volte funzionano più di tutto il resto.
    E’ profondamente vero quello che hai detto. Fino ad adesso mi sono sempre portata il peso del passato sulle spalle e quando questo peso diventa a volte schiacciante è difficile alzare la testa. Eppure hai capito un’altra cosa di me. Hai saputo vedere i miei occhi che non hanno mai perso la capacità di meravigliarsi della bellezza della vita. Sono loro e la loro capacità di vedere sempre oltre, ad avermi dato la forza di sorridere. Per la prima volta nella mia vita faccio quello che amo, faccio ciò che IO voglio fare. Per la prima volta nella mia vita, da quando questo percorso è cominciato, ho scoperto di esistere. Ho scoperto di avere anche IO dei bisogni. Sono felice. Sono sola e sono felice, perché finalmente posso pensare a me.

  3. monicavannucchi

    @veronica,un abbraccio grande! m.

    • veronica

      Due giorni di intoppi, macchina fuori uso e la caldaia che mi abbandona, tutto insieme, come sempre!
      Almeno il mio fedele pc non mi tradisce per ora.Un giorno e una mattinata persa dietro ai classici problemucci quotidiani, quelli inutili, quelli che mi fanno sbuffare ma che ho imparato a prendere con filosofia! Ci rido su… Ti scrivo perchè volevo farti conoscere, a patto che tu già non lo conosca,un cantante che dal suo corpo, dal suo volto e dalla voce emana sensazioni indefinibili. Appare come un essere arrivato da un altro pianeta: è uomo e donna, è vecchio e giovane, soave e drammatico insieme, nel suo cantare. Non c’è niente di canonicamente bello in lui, eppure dal suo buffo viso tondo, dalla sua dolce, lucida pelle lunare nasce un’emozione non appena quell’ ugola comincia a vibrare. Lui si chiama Antony Egarthy. Questo è il link per un assaggio.http://www.youtube.com/watch?v=l48aOXWKx4E

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