Sur les pas de Pina Bausch

In Francia è già uscito nelle sale con il titolo Les rêves dansants; da noi chissà…
Intanto possiamo goderci la visione del trailer, e chi, negli anni, avesse avuto la fortuna di ammirare le due precedenti versioni di Kontakthof (per i danzatori della compagnia e per signore e signori sopra i ’65), può lanciarsi in arditi paragoni e ragionate analisi!

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  1. Uuhhhhh! Lo voglio vedere! 😀

  2. Conoscevo questo trailer, gustosissimo; sarebbe veramente bello poter vedere tutto il documentario!!

  3. Ottavia

    Confrontando alcune immagini e frammenti video della versione per signore e signori sopra i ’65 e di quest’ultima – “Kontakthof mit Teenagern ab ‘ 14 ” – è saltato subito ai miei occhi il modo analogo in cui visivamente questi gruppi si presentano a noi: gli uomini, di entrambe le età, sono in giacca e cravatta; mentre le donne , giovani e non, indossano lo stesso prototipo di abito elegante da sera che fa trasparire, complice l’aderenza del tessuto e la scelta di colori pastello, corpi tonici e sexy da una parte(ma di un sex-appeal semi-inconsapevole), e forme femminili su cui il passare del tempo ha lasciato un chiaro segno, dall’altra. Anche lo spazio per il “contatto” rimane in entrambi i casi quello di una grigia sala da ballo vecchio stile con un piano, alcune sedie e un cavallo a dondolo . E’ stato in seguito a queste osservazioni che questa terza versione “teen” di Kontakthof si è configurata per me quasi come la rappresentazione del ricordo, da parte del gruppo over 65, dei propri fragili e timorosi primi approcci alla vita e all’amore. Il ricordo di come si guardava all’amore con un po’ di timidezza, di paura di sbagliare, di commettere errori su cui si tende a passare sopra da giovani ma che, il più delle volte, non si può non rimpiangere da vecchi. Con la sensazione che la natura dei contatti che è possibile creare tra uomo e donna è immancabilmente quella di relazioni e scambi che sono sempre ben lontani dalla perfezione; per cui la scelta finisce con l’essere non tra una relazione perfetta ed una imperfetta ma tra una imperfetta e il niente (“However, their options are not between a good relationship and a bad one, but between bad and nothing” http://www.thisislondon.co.uk/theatre/review-23821595-kontakthof-breaks-the-age-barrier.do).
    E, forse fortunatamente, l’essere umano che è in noi finisce con l’accettare il compromesso piuttosto che l’assenza e la solitudine.

    • monicavannucchi

      @ottavia, la tua lettura non è priva di fascino; si tratta certo di un’operazione di “trascrizione” di una stessa partitura, come si direbbe musicalmente parlando, e quindi rimangono non solo il contenitore scenico, i costumi, le musiche, ma proprio anche tutte le legazioni di movimenti e l’intera struttura drammaturgica. Credo che i cambiamenti siano minimi e si tratti piuttosto di adattamenti, per venire incontro alle difficoltà espresse dagli anziani, per esempio, nello stare troppo a lungo in piedi. Allora ecco le sedie, che vengono riproposte, mi pare, nello stesso pezzo con i ragazzi, stavolta forse per dare loro maggiore sicurezza e fiducia.
      Ed è vero come tu dici che oggi le tre versioni, viste in sequenza, sembrano proporci una riflessione su tre momenti della vita in cui si fanno scelte cruciali, su noi stessi rispetto agli altri. Ma… ho come l’impressione che l’interesse della Bausch fosse anche pedagogico; secondo me voleva verificare se il suo “metodo” , il suo modo di scrivere teatro, reggesse l’impatto con interpreti assolutamente non professionisti. E aprirsi alla città, alla municipalità, accogliendo nel lavoro cittadine e cittadini diciamo qualsiasi.

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