Winter Variations


Winter Variations è un corposo lavoro per due danzatori, germogliato da un primo nucleo coreografico dal titolo Winter Voyage, già presentato a Roma, sempre sotto l’egida del Romaeuropafestival.

Emanuel Gat sviluppa una danza nitida, molto contenuta e composta, che si definirebbe volentieri apollinea, quanto quella di Hofesh Shechter, altro importante coreografo israeliano (di cui ho già parlato qui), si può dire dionisiaca.

Chiusure e aperture dei corpi su se stessi, flessioni delle gambe, l’accucciarsi o il camminare in ginocchio, delineano una scrittura prevalentemente affidata al rincorrersi di linee e traiettorie nello spazio, con armoniosi ” ports des bras”, intervallati da gesti meno astratti delle mani intorno al viso o al busto. Il personalissimo vocabolario che Gat utilizza per imbastire il dialogo con il suo alter-ego Roy Assaf, include sberleffi eseguiti con grande serietà, imitazioni di andature animalesche e muti segnali di intesa, come tra giocatori di poker. Il tutto sempre compassato e calibrato al punto da ipnotizzare.

La capacità del coreografo di dominare la partitura musicale è tale da consentirgli molteplici giochi compositivi: la strutturazione di tema e variazioni, ad esempio o il contrappunto; il canone o l’uso sapiente delle pause nel dialogo tra i movimenti e il suono o tra i due interpreti. Transitando attraverso universi sonori che vanno dai Lieder di Schubert a Mahler, passando brillantemente dai Beatles alla musica araba, Emanuel Gat e Roy Assaf non perdono mai quella meravigliosa elasticità che li distingue: sono tonici senza essere atletici, virtuosistici senza ricorrere a complicate acrobazie, commoventi senza raccontare storie, sontuosi senza orpelli.

Le loro due figure eleganti e semplici sul palcoscenico nudo, continuano da giorni a danzare nella mia mente, accompagnando le mie giornate con un respiro ritmico costante.

Winter Variations creato e interpretato da Roy Assaf e Emanuel Gat, Auditorium della conciliazione, 13 novembre 2010, Roma

  1. Irene

    Devo essere sincera, questo pezzo non mi ha convinta molto! Ho deciso comunque di provare a capirlo meglio, poichè l’impressione iniziale è stata quella di non aver proprio capito cosa succedesse in scena.. soltanto alla fine, come se mi si fosse accesa una lampadina, sono riuscita a vedere alcuni movimenti come “ricerca”, ricerca di specifiche parti del corpo di ognuno dei due.. C’erano dei movimenti spesso ripetitivi, in particolare l’utilizzo delle mani intorno alla testa o i gomiti che, come se lanciassero un impulso alle mani stesse, permettessero loro di ruotare ed afferrare qualcosa in aria.. Sinceramente penso che ci sia stata una forte discrepanza tra movimenti a terra e i movimenti “in aria”, cioè con il busto eretto! Era come se i ballerini avessero più consapevolezza dell’intero corpo quando erano a contatto con il pavimento, e che questo gli permettesse di “chiudersi su se stessi” in modo molto più comunicativo rispetto a quando erano in piedi. Ho notato infatti che non avevano un buon rapporto con l’aria, cioè era come se il movimento si disperdesse e quindi perdesse la sua incisività, in particolare nei giri e nei salti. Inoltre un’altra cosa che non mi ha permesso di guardare meglio il movimento, come se potesse rappresentare una specie di “blocco” era la presenza delle scarpe ai piedi e della cinta. Il movimento partiva dalle ginocchia, erano completamente bloccati in una parte che invece a mio parere risulta essere molto espressiva come il piede. Purtroppo Monica, l’unico mio metro di riferimento e quindi di conseguenza di paragone è la danza classica.. quel tipo di movimento è come se generasse un vuoto nella mia percezione “visivo-emotiva”, perchè non riesce a suscitarmi un’emozione forte come potrebbe invece fare un Balletto! è come se questo tipo di approccio alla danza, fosse troppo costruito, cioè fatto apparire come il movimento più naturale del mondo, ma che in realtà è molto più lavorato e ricercato di un semplice passo di danza classica. Inoltre quello che ho notato è stato che non c’era un Vero rapporto tra i due ballerini.. soltanto al minuto 4.20 ho cominciato a vedere che iniziavano ad incontrarsi gli sguardi o comunque ad essere in relazione l’uno con l’altro, poichè sin dall’inizio invece erano due presenze differenti, non neutrali, ma ognuno era sul proprio asse, senza percepire la “presenza dell’altro”, come se tutto il mondo intorno non esistesse. Irene

    • monicavannucchi

      @irene cara, invece, pensa, io più guardo questo frammento ( si tratta del finale dello spettacolo, che durava più di un’ora e attraversava come scrivo sopra, musiche diversissime), più mi innamoro di Gat, di Assaf e del loro stile. Se puoi, fai un giro sul sito della compagnia: ci sono molte bellissime foto e altri video, nonché notizie sui danzatori. Sulla consapevolezza di sè al pavimento: è una cosa di cui parleremo, e ti prego di ricordarmelo, perchè è vero che il lavoro a terra è estremamente unificante, rende i corpi più uniformi tra loro, dà sicurezza. Vedremo come e perchè. Sulle altre cose che dici; non sono d’accordo, ma sarà bello discuterne e arrivare a farti cambiare un po’ prospettiva! baci, monica

  2. Carmine

    Il video di Uprising sembrerebbe non essere più disponibile…Volevo rivederlo per mettere a confronto le due esibizioni dal punto di vista della regìà video.
    Ho come l’impressione che fosse più facile valorizzare il lavoro di Schechter, dato il tipo di musica e il numero di danzatori…

    to be continued

    • monicavannucchi

      @carmine, ma guarda che non credo proprio si tratti di “regia” video: camera fissa, qualche zoomata , è il prodotto di una ripresa amatoriale come spesso questi video su youtube. L’altro, quello di Uprising, circola ancora in varie versioni, alcune delle quali più professionali. Buona ricerca! monica

  3. Giulia

    monica scrivo qui una cosa che volevo dirti già martedì.!! ALLORA : se vai su http://www.youtube.com/watch?v=sOU4nDWsVGo (se fai copia e incolla e lo metti sulla barra dovrebbe andare su utube,cmq il brano si chiama “the rite”) c è un link con una musica di Lisa gerrard. Mi è capitato di lavorare sulle sue musiche e su quelle di Jocelyn pook,la compositrice di Kubrik.la loro dimensione tribale,aniamalesca,disperata e sensuale è un’esperienza profonda:mi dimenticai della qualità di movimento o del giudizio altrui e mi ritrovai con un’essenza primordiale,una forza e un’energia imprevista!in particolare usammo questi ritmi per costruire rituali funebri e propiziatori nelle tragedie greche o branchi di buffoni deformati e grotteschi.Ti dico questo perchè quando martedì si parlò della famosa “super improvvisazione” di 4 ore mi vennero in mente queste due grandi musiciste,che potrebbero aiutarci a liberare il corpo e potremmo sorprenderci del nostro “stato animale”nascosto!!

  4. Valentina

    bello!a me piace proprio!….anche nella mia testa ha ronzato questo pezzo…avevo già spulciato il blog e più volte queste immagini sono tornate nella mia mente…
    Mi piace perchè lo trovo sì composto, come dici tu, ma fortissimo proprio perchè l’emozione, il pensiero, l’intenzione..non sono un fatto esteriore…il movimento sembra nascere da una necessità di espressione(mentale?fisica?non so…e non importa)…ma soprattutto, a questo bisogno di espressione e al movimento che ne consegue nessuno aggiunge niente…nessun abbellimento, nessuna didascalia….e QUESTO lo trovo MERAVIGLIOSO…questo mi emoziona!e trovo che sia la cosa più difficile.
    Poi è sofisticato nelle scelte compositive(per quanto ne possa capire) ma semplice nella scelta dei costumi, delle luci…..Gat e Assaf, come dici tu, sono tonici ma non atletici,fluidi ma anche decisi…in queste piccole contraddizioni in termini sta, a mio parere, la grandissima forza di questa composizione..e,nella sua compostezza, è proprio pieno di energia e di vita!..la vita stessa è fatta di contraddizioni che spesso coesistono…e non c’è una regola….
    e questo pezzo (anche se non gli ho dato una traduzione logica..chi sa cosa volevano dire?e chi se ne frega..) mi trasmette esattamente questo…o per lo meno…a questo ho pensato…

    E poi..giusto così, per sdrammatizzare….Assaf assomiglia a Carmine e questa cosa mi fa troppo ridere…Si poteva scrivere??:)non ho resistito..

  5. Pingback: Winter variations « Pioggia di note…sui danzatori

  6. Pingback: The Goldlandbergs | I blog di Monica Vannucchi

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