Metamorfosi

Si fece promettere che sarebbe tornata la sera, quando invece delle farfalle avrebbero volato le falene, con le loro tonalità sfumate, bianco terreo simili ai fantasmi, citronella pallido, bruno giallastro, grigio roseo (…)

Quando scese la sera aveva un grosso bozzolo sul punto di schiudersi, che portò con sé nella serra; osservarlo sarebbe stato un modo ragionevole di passare il tempo, aspettando di vedere se sarebbe venuta. Si sedette su una panchina bassa, sovrastata da sarmenti rampicanti e un’errante passiflora. Contro la schiena sentiva la parete di vetro, fredda nell’aria notturna. Qua e là rifletteva il luccicante alone delle lanterne nascoste tra cortine di foglie. Qua e là era trasparente e William vedeva il verde scuro e uniforme dell’erba, il cielo vuoto e la sottile falce argentea della luna. Le farfalle si muovevano. (…)

I colori erano più belli di quanto si sarebbe aspettato. Verde erba, bianco carta, giallo crema, luminoso grigio. La grande nottua – era una Farfalla imperatore, l’unica Saturnia britannica – si faceva strada rapidamente, fendendo la crisalide, sbozzando all’esterno tessuti alari gualciti, fissando con grandi occhi e antenne piumate debolmente vibranti. William non riusciva mai a vincere la sensazione di assoluta meraviglia di quel processo. Un bruco, intero e vivo, d’un verde vivace, con striature marroni e gialle verruche pelose, spariva nel bozzolo e si trasformava in una sorta di informe budino. E, dal budino, emergeva la farfalla imperatore, con occhi cerchiati di velluto marrone e un grasso corpo di pelliccia color topo.

Udì la porta che si apriva, e lei che tendeva l’orecchio per sentire se lui era lì dentro. Poi udì i suoi piedi sul marmo, calzati in soffici babbucce, e il fruscio delle gonne. Infine, eccola, in un lungo abito da sera argenteo con sottogonna lilla – Morpho Eugenia. Il buio toglieva al suo viso anche il colorito che di solito aveva.

<< Eccovi. Fate sempre quel che promettete. Le vostre nottue stanno cercando di fare satì>>.

Da Morpho Eugenia, in Angeli e insetti di Antonia S. Byatt, Einaudi tascabili 1996

(Questo. E l’Ofelia di Shakespeare immaginata da Millais, alcune splendide pagine de Il dono di Nabokov, le cattedrali gotiche, il cimitero acattolico di Roma alla Piramide Cestia, e quello più piccolo e diruto di Capri; il funerale di mio padre, le Fiandre, dove i fiori si possono comprare a vagoni perché non costano niente, le poesie di Christina Rossetti, le canzoni tristi di Dalida, la fiaba della Bella addormentata nel bosco, Harold e Maude e molto altro, mi è passato  per la testa durante la visione di  Preparatio mortis di Jan Fabre, con una struggente Annabelle Chambon e l’organo di Bernard Foccroulle.

Al Romaeuropafestival 2010,Teatro Palladium, Roma.

  1. che belle associazioni, Monica! Opulente e odorose.

  2. monicavannucchi

    già, non avevo collegato, ma è un momento in cui l’olfatto è soollecitato: l’aglio, i fiori…

  3. Concordo pienamente con Matilde! un abbraccio

  4. valentino

    Ho visto una sintesi di segni agognati e ripugnanti allo stesso tempo, un emozionante e pudico ribaltamento di sensi e significati.
    Un palcoscenico vieto, vetusto ex -luogo di vita, diventato spazio per una fra mille possibili immagini della morte, un luogo in cui un corpo, uno qualsiasi, facendosi largo tra oggetti freschi ed inanimati lasciati dai vivi, in questo caso impietosi fiori che emanano odori collocati fra la vita e la morte, fra il battesimo e il funerale, simbolo di tutti i riti pacificatori del mondo, un non luogo, dicevo, in cui un corpo affiora alla morte. Un corpo che tenta con minacciosa e inutile determinazione di ripristinare pulsioni ormai impossibili in quel regno. E lo fa utilizzando tutto e solo quello che quelli che sono stati lasciati in vita hanno donato.
    Un corpo che infine approda alla vita, in una metamorfosi paradossale. E la vita è, non lo sconfinato palcoscenico-mondo, ma una cassa di cristallo. Una cassa che contiene la propria data di nascita, alcune presenze, in bilico fra l’orrore e la grazia, e poi fumi, vapori che ricordano, presentificano, realizzano davanti ai nostri occhi da una parte l’umida sensualità che tutti accomuna, acquosità che è caolre ma anche opacità, e la messinscena di un inequivocabile e, in fondo, patetico mito della caverna.
    Questo e molto altro.
    Grazie Monica per le odorose associazioni e per ogni sguardo che posi sulle cose del mondo e quindi dell’arte.

  5. monicavannucchi

    @valentino, grazie anche a te; la vita come un APPRODO. Bello, no? monica

  6. Ciao Monica, grazie per il tuo messaggio sul mio blog! Purtroppo sono cosi ignorante di danza contemporanea che non ho quasi il coraggio di scriverti… ma seguiro’ il tuo blog e sono sicura che ne sapro’ molto di più!!! Un abbraccio da Zazie e da Parigi

    • monicavannucchi

      Grazie Zazie, sentiti assolutamente libera di commentare, anzi… mi aiuterebbe molto la curiosità e il punto di vista sulla danza, di qualcuno che ha occhio allenato per il cinema. ti mando un salutone, monica

  7. monicavannucchi

    Qui http://pioggiadinote.com/2010/11/14/preparatio-mortis/ trovate un commento ulteriore a Preparatio mortis, scritto da Tania Pallabazzer. grazie tania, come sempre!m.

  8. Pingback: Preparatio mortis « Pioggia di note…sui danzatori

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