Tendenze contemporanee


  • Portare in scena il processo di analisi drammaturgica. Spiegare e giustificare

Dare al pubblico l’impressione di essere coinvolto nelle scelte dei materiali drammaturgici e coreografici, nel montaggio degli stessi: non è esattamente un “dietro le quinte”, piuttosto lo spingersi fino a spettacolarizzare le modalità tipiche dello studio “a tavolino”, che sempre precedono il vero e proprio lavoro del regista con gli attori. Quando drammaturgo, regista e interprete coincidono in un’unica persona o nella sigla di un collettivo, la tentazione di scarnificare in questo modo la messa in scena è assai forte. Motus, compagnia di danza contemporanea molto premiata  (fondata nel 1991 da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò), ha offerto al pubblico, come d’abitudine, diverse tappe di avvicinamento al  proprio progetto definitivo, in questo caso su Antigone.

In IOVADOVIA /(antigone) contest #3,  presentato a Roma, gli spettatori vengono fatti accomodare tutt’intorno alla scena, in semicerchio, alcuni accovacciati per terra, come nel teatro sperimentale d’antan. Al centro uno schermo rotondo e in fondo a destra una tenda da campeggio. Il tutto è immerso nella notte, nell’abbaiare e latrare di un cane, che va e viene duettando magnificamente con la principale interprete (Silvia Calderoni, molto convincente), con la sua danza volutamente ruvida e impacciata, con il suo senso di soffocamento, i ripetuti tentativi di ribellione e di fuga, i suoi fallimenti.

La regia mescola fatti di cronaca e narrazione epica in modo efficace, ma strizza troppo l’occhio al pubblico con stratagemmi un po’ abusati, come fingere di avere bisogno di uno o più spettatori per strutturare le azioni sceniche, oppure dichiarare apertamente buona parte delle tappe costruttive e delle motivazioni artistiche che sottendono la performance.

IOVADOVAIA/(antigone) contest #3 , Motus, Teatro Studio Auditorium, 29 settembre 2010, Roma


  • Ribaltare il punto di vista e zoomare sul pubblico

La reazione (o la mancanza di reazione) degli spettatori diventa la struttura portante, l’ossatura della performance. In questo caso, il coreografo Angelin Preljocaj con Empty Moves part1&2, prende le mosse da una storica “provocazione” del compositore americano John Cage: una sua pubblica lettura  nel 1977  a Milano di un testo di Thoreau, intessuta di proteste e insulti, battute, cori da stadio, boati e battimani da parte degli spettatori insofferenti o incapaci di, come si diceva allora, decifrare il messaggio, ma assolutamente decisi a rimanere e a partecipare. E così inconsapevolmente trasformati in comprimari nel gioco teatrale/musicale/sonoro di Cage.                                                                                                                                                                                                                                                                                                              Preljocai parte di lì e va ancora oltre, raddoppiando la posta in gioco: sul palco, prigionieri di questa trama sonora, sono in quattro, abbigliati al minimo con indumenti intimi scompagnati, acquistati al volo, sembrerebbe, in un qualunque grande magazzino (ma in realtà furba citazione di un “intimo” giovanilistico e internazionale!). Con la stessa apparente nonchalance con cui “non” si sono vestiti, i danzatori si intersecano tra di loro, cambiano posizione, migrano da un luogo all’altro del palco. Con un broncio imperturbabile e a tratti un po’ annoiato. Incessantemente, senza interruzione, come incessantemente scorre la voce registrata.

Il tutto è così privo di motivazione, così volutamente arido sul piano emozionale (e su quello culturale, così dichiaratamente un omaggio al Merce Cunningham più radicale), da produrre due effetti in  rapida successione: i corpi si muovono, ma l’impressione in un primo momento è quella di un fermo-immagine, congelato nel tempo e nello spazio. Tanti fotogrammi simili, nessun momento clou. Allora il pubblico automaticamente sposta l’attenzione su se stesso: lo spettatore medio si guarda intorno, di sottecchi spia i suoi simili, cerca di indovinare se ci sia qualcosa da capire, qualcosa da fare. Ma il coreografo è stato diabolico: alle proteste ci ha già pensato il pubblico della performance di Cage, quella registrata nel 1977. Come potrà reagire allora lo spettatore di oggi? Semplicemente facendo finta di niente. Alla fine applausi un po’ inebetiti e autoreferenziali accoglieranno una faticosissima e  tecnicamente impegnativa maratona di movimento.

Empty Moves part 1&2, coreografia Angelin Preljocaj, creazione sonora di John Cage, Empty words, Auditorium Conciliazione, 7 ottobre 2010, Roma

Annunci

  1. Interessante il secondo spettacolo che descrivi, mi pare però una forma di “sperimentazione” il cui significato nella sua globalità può essere colto solo da pochissimi spettatori. E soltanto coreografo e danzatori possono trarne “soddisfazione” nel constatare se funziona o no. O forse non ho capito?

    A proposito di interazione ocn il pubblico, proprio in questi giorni va in scena la performance di El Meddeb per RomaEuropa,peccato non aver trovato i biglietti!!

  2. monicavannucchi

    Secondo me si tratta di sfida intellettuale da parte di un coreografo colto, smaliziato, assolutamente padrone dei suoi mezzi, che tante ne ha fatte e troppe ne ha viste… quanto ai danzatori non so, per loro sembrava una prova molto faticosa e poco gratificante, destinata a non essere capita, come hai afferrato. Comunque Preljocaj sarà in giuria al concorso di Bamako; magari se riesco a vederlo glielo chiedo il perchè, che ne dici? El Meddeb sulla carta sembra proprio una cosa goduriosa, peccato davvero! un abbraccio, monica

  3. Pingback: Danse l’Afrique danse « Monica Vannucchi’s Blog

  4. Pingback: Danse l’Afrique danse « redbad

  5. Pingback: Empty Moves di Preljocaj | I blog di Monica Vannucchi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: