Arte contemporanea in Salento

Nel 2007 ho avuto occasione di visitare nel New Museum newyorkese nella Bowery, una grande mostra di arte contemporanea dedicata al riciclo, al recupero e riutilizzo degli innumerevoli scarti prodotti dalla società dei consumi ai quattro angoli del globo: Unmonumental: the object in the 21st century. L’esposizione non brillava per risultati particolarmente entusiasmanti, gli artisti coinvolti (una trentina da tutto il mondo) peccavano volentieri di retorica e di ovvietà.
Chi viaggia spesso avrà invece avuto occasione di notare in Oriente o nei paesi africani, nelle economie emergenti o ancora sommerse, dove tuttora è fortissima l’influenza di culture autoctone millenarie, come l’ingegno umano sappia moltiplicare in mille modi le funzioni di oggetti poveri, già sfruttati, con risultati spesso sorprendenti e commoventi.
Tutto questo mi è tornato in mente una sera di agosto, sotto il cielo stellato del Salento, nel piccolo borgo di Specchia, arrampicato sulla serra e prospiciente con i suoi balconi barocchi, i suoi tetti color del miele e i campanili, sulla piana che, in quel punto, ostinatamente tiene separati per una manciata di miglia il mar Ionio e l’Adriatico.

Nella nuova galleria di Marina Forni “CACTUS”, che è già un mirabile esempio di recupero di una vecchia struttura architettonica, in un piccolo cortile stretto tra i muri di tufo ancora caldi di sole, ha preso vita un’installazione che mi ha riportato di colpo in Marocco, o nei vicoli delle piccole realtà rurali dell’India del Nord.  Sopra le nostre teste una composizione di nuvole colorate e fluorescenti, rosate, azzurrine o arancio, si accendeva dentro a taniche di plastica lattiginose recuperate in un autolavaggio, mentre contemporaneamente onde sonore fluivano ora più imperiose, ora discrete e si fondevano con le voci del pubblico, sedotto dal luogo, dagli invitanti tappeti e tessuti etnici stesi a terra e dal vino locale. Frutto del lavoro di un gruppo di giovani artisti visivi e musicisti           (Giovanni Senin e Enrico De Lotto con il sound design di After Crash), semplice ma molto curata formalmente, l’operazione si è distinta nel caotico panorama delle offerte estive di “eventi”, per onestà artistica ed eleganza formale.

  1. Senti senti, guarda guarda che novità!
    (non ci si può allontanare un momento…)
    ciao, bentornata🙂

  2. monicavannucchi

    Eh già! Ti sei persa molte mondanità…:-)
    grazie per il bentornata!

  3. Le foto rendono l’idea della piacevole suggestione di quello spazio! (ma…e quella dall’alto?)

    Quando ho letto Specchia di primo acchito mi sono stupita, perché dietro casa di mia madre c’è una contrada specchia, ma poi lo sapevo, lei è decisamente più a nord! Però in quella contrada ci vivono un pittore-scenografo che ha lavorato anche con la danza, pensa un po’, e un raffinato gastronomo. I trulli e le vecchie case di tufo nascondono un mucchio di sorprese!!

  4. monicavannucchi

    @tania, proprio vero! l’anno prossimo magari ci vengo al “nord” , per il festival di Martina Franca, che ne dici?

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