Come eravamo

Noi e il vitello tonné

Avevamo tra i tredici e i diciotto anni. Ci piaceva far suonare i quarantacinque giri il sabato pomeriggio dentro quelle magiche scatole di plastica colorata, che a fine canzone, li sputavano fuori. Andavamo qualche volta in fumosi locali sotterranei, ubicati nei vicoli del centro storico, per sentire il jazz. Dal vivo, si diceva allora, mica live!
Le ragazze scoprivano le gambe ma indossavano gli chémisier tutti abbottonati, calzavano mocassini con il mezzo tacco e, d’estate a Santa Marinella, sfoggiavano bikini con stampe hawaiane. Eravamo bionde, più o meno, per merito della camomilla; sugli occhi colori psichedelici che stavano male a tutte, o il nero sbavato che faceva tanto vita vissuta (e che quando l’hai vissuta davvero la vita, non ne hai più bisogno!).
I maschi del gruppo trasgredivano con le sigarette e gli alcolici, o al massimo, andando male a scuola. Le più spregiudicate tra noi si fidanzavano caparbiamente con il più somaro della classe.
La domenica, a pranzo in famiglia, ci si abbuffava di pastarelle, perché non mancava mai un uomo, adulto e responsabile, che pur di non far niente in casa, uscisse a comprarne un bel cabaret profumato e traboccante.
E le partite di calcio si seguivano in radiocronaca.
Per i compleanni o altre importanti ricorrenze, organizzavamo delle feste con il buffet. E si onorava tutti insieme, grandi e piccini, il tris d’assi del menù italico degli anni Settanta: pennette alla vodka, insalata russa e vitello tonné.
Ecco, devo confessare che mi è successo ultimamente, in questo clima di nostalgici “come eravamo”, di ripensare a tutto questo e di non rimpiangere quasi niente.
Ma il vitello tonné sì; perché è veramente un piatto dimenticato, svilito da anni di cattiva ristorazione e di tristi visioni sui banconi delle tavole calde. Invece, io me lo ricordo morbido, stuzzicante, profumato e insolito, con quell’abbinamento carne/pesce dal delicato sapore, esaltato dal freddo.
Così l’ho rifatto, con la classica e canonica ricetta del Talismano della felicità, che non sbaglia mai, ed è venuto benissimo!
Bisogna cucinarlo proprio così, un bel pezzo di vitello da un chilo (noce), cotto insieme a 300 grammi di tonno sott’olio sgocciolato e spezzettato, una grossa cipolla fatta a fette ( io ho usato la cipolla rossa salentina, che somiglia a quella di Tropea) e a tre o quattro alici sciacquate e fatte a pezzetti pure loro. Procuratevi una pentola di giusta misura, di modo che la carne rimanga bene immersa nel vino bianco che verserete sul tutto, dopo avere aggiustato di sale e pepe. Il vino è essenziale in questa preparazione, quindi che sia di qualità, profumato, fermo e non acidulo. Coprite e cuocete a fuoco dolce, girando la carne ogni tanto.
A fine cottura, tagliate il vitello a fette sottili e passate al setaccio il tonno con il suo liquido, aggiungendo mezzo bicchiere di olio extra vergine di oliva e il succo di due limoni ; con la salsina vellutata che ne risulterà, nappate la carne e decoratela con capperi, olive, uova sode a fettine, magari evitando i cetriolini, che fanno sì epoca, ma sono proprio indigesti. Servitelo fresco in una sera d’estate, anche dopo un primo di pesce, accompagnato da patatine novelle o fagiolini croccanti. Non vi deluderà.

  1. …oh, buonissimo, grazie…bentornato anche il ricettario dinamico! Non so se proverò a cimentarmi anche con questo, chissà… Ma se un giorno lo rifarai e proprio allora io mi troverò – casualmente – a passare dalle tue parti…
    A presto

  2. monicavannucchi

    @tania,sei già invitata con marito al seguito naturalmente!!

  3. Scusa, eh, fammi capire: praticamente lessi la carne nel vino? (urge risposta!)

  4. monicavannucchi

    @matilde, sì, la cottura è molto semplice, si tratta di bollire la carne con tonno e cipolla nel vino, fuoco bassino , e se non sei riuscita ad affogarlo tutto ricordati di girare l’arrosto ogni tanto.

  5. monicavannucchi

    @p. s. ovviamente il vino si consuma e alla fine resta un sughetto che passerai al setaccio. Tutto chiaro?

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