Poesia pura

Al Teatro Nuovo, Robert Wilson e Rufus Wainwright hanno presentato Shakespeares Sonette, una produzione del Berliner Ensemble, in esclusiva per Spoleto53 Festival dei 2Mondi. In scena artisti della vecchia e nuova guardia della famosa compagnia, rafforzati ulteriormente dalla presenza carismatica di Georgette Dee, astro del cabaret tedesco e del suo assistente, Winfried Goos.

Wilson pesca a piene mani nell’immaginario culturale occidentale: la commedia dell’arte è saccheggiata e vivificata attraverso un “modernismo” dei gesti e dei movimenti più un pizzico di teatro di figura. Le silhouette nere caricaturali, tanto care a un certo collezionismo ottocentesco,  sono ricreate utilizzando fondali bianchi, azzurri o dai colori acidi come il verde e l’arancio. La natura (un albero, un cane) e l’artificio (un’automobile piovuta dal cielo e incastrata su un tronco carbonizzato“à la Rauschenberg”, o le pompe di benzina nel bianco di un orizzonte di gesso, con l’unico tocco nero di una bombetta magrittiana), si confrontano continuamente attraverso le immagini e i testi. In scena il poeta stesso, due regine, Elisabetta I e Elisabetta II con trono e borsetta, e un contorno di Cupidi, dame, cavalieri, segretari e buffoni, abbigliati in oro, bianco, nero e porpora, con trasgressive parrucche color carota.

La sensazione è che il regista giochi con la tradizione in modo rispettoso ma estremamente disinvolto: le strutture, i simboli, le convenzioni, vengono esaltati perché ridotti all’osso e calati in un impianto scenico lineare e pulitissimo, ma al contempo sontuoso, per la possibilità di modificarsi e ridisegnarsi di contino.

I sonetti scelti per questa versione drammaturgica sono messi in musica dal cantautore Rufus  Wainwright con raffinatezza e gusto, assecondando il gioco della regia: ne risultano struggenti melodie che citano Dowland e arrabbiatissimi brani pop-rock; ironici tanghi e repertorio cabarettistico, in una miscellanea che si amalgama perfettamente con i quadri scenici e con gli esilaranti entr’acte, tenendo le emozioni del pubblico sempre sotto controllo.

Impeccabile ma non calligrafico; seducente ma senza compiacimento eccessivo, Wilson firma con questo lavoro una delle sue regie più convincenti, molto anche per merito di un ensemble di attori generosi, tecnicamente perfetti e calati con convinzione nei personaggi, spesso nei doppi ruoli maschili/femminili, riprendendo la tradizione en travesti del teatro elisabettiano e giocando evidentemente con l’ambiguità di genere.

Le parole del bardo arrivano così limpide e potenti, moderne e convincenti, commoventi e perfette.

Shakespeares Sonette,  25/27 luglio 2010, Teatro Nuovo, Spoleto

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  1. Che meraviglia, peccato averlo perso… Io sono andata subito a vedere chi è Rufus Wainwright, perché non lo sapevo, così ho scoperto che è un cantautore, di cui conoscevo già la bellissima voce – ma non la collegavo ad un nome.
    Da come lo descrivi…sontuoso e lineare allo stesso tempo, lo spettacolo dev’essere stato bellissimo; io sono particolarmente affascinata dalle rivisitazioni contemporanee – quando intelligenti e originali – di ambienti e contesti sociali e culturali di epoche passate…quella elisabettiana in particolare è veramente ricca di spunti…!
    ciao!!

  2. monicavannucchi

    Il prossimo passaggio in italia di Rufus non ce lo perdiamo, eh?! Ci andremo insieme, dai; intanto cerco di comprarmi il cd (Songs for Lulu, credo si chiami), che dovrebbe contenere qualche sonetto tratto dal lavoro con i Berliner.Tra l’altro lui viene da una famiglia di cantanti e musicisti e spesso lavora con una sorella e la madre… mi affascinano queste saghe familiari! buonanotte, a presto

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