La scomparsa del passo

La  quasi totale scomparsa del passo, dal vocabolario dinamico della danza contemporanea, è un fenomeno appassionante da indagare. Faccio un primo tentativo di riordinare le idee.

Il pas (in it. passo) nella danza è un insieme organizzato e formalizzato di movimenti che ha la propria origine nella relazione dei piedi con il pavimento e che, attraverso il coinvolgimento degli arti inferiori e la coordinazione del busto e delle braccia, imprime a tutto il corpo uno spostamento nello spazio. Di solito questo insieme ha anche una strettissima corrispondenza con una struttura musicale, sia per ciò che riguarda il tempo/ritmo (binario, ternario, semplice o composto) sia per quello che concerne la qualità espressiva.

Nel balletto classico ci sono passi compiuti in se stessi e passi cosiddetti ausiliari, che hanno cioè, nella sintassi compositiva, funzione di collegamento tra due movimenti che si possono eseguire anche separatamente.

Come entità complessa, il passo si meritava un nome proprio e così  sono stati tramandati fino a noi il  pas de bourrée, il pas de valse (rispettivamente da balli popolari o di salotto), il pas de chat (come altri, imita e ingentilisce movenze animalesche), il pas echappée, il pas couru (che esprimono una precisa dinamica già nel nome), e moltissimi altri facenti parte di un vocabolario dinamico sedimentato nella cultura della danza teatrale in occidente.

Tutto questo fa sì che il concetto generale di danza non  fosse concepibile senza quello di passo; insieme facevano “passo di danza” e il binomio era di chiaro significato. Almeno fino a un certo momento storico, quando le cose hanno cominciato a cambiare, a trasformarsi e nulla più è stato come prima per ciò che riguarda il pas.

All’inizio, in verità, il concetto transita dalla danza accademica alla “modern” americana, dove, nonostante l’utilizzo molto enfatizzato della parte superiore del corpo e delle dinamiche prodotte dal peso, il passo ancora sopravvive in strutture semplificate ( meno estrema la rotazione delle anche e dei piedi, abolizione delle scarpette e forme musicali che attingono a un repertorio molto più ampio di quello tradizionale romantico). Tali “semplificazioni” o stilizzazioni mantengono quasi sempre con  Martha GrahamJosè LimonMerce Cunningham e gli altri  grandi innovatori, i loro nomi originali, in lingua francese.

Oggi la danza contemporanea sembra avere abolito del tutto il passo. Prima c’è stato il lento, inesorabile avvicinamento al suolo (con il quale solo le estremità inferiori, calzate o meno, avevano precedentemente avuto contatto), divenuto prima piano di appoggio per sedersi e accucciarsi, quindi accogliente letto per tutto il corpo, che vi si sdraia, contorce, abbandona, in un processo regressivo verso l’infanzia. Infanzia biografica del danzatore o del coreografo certo, ma anche nuova prospettiva da cui guardare le cose, nuovo punto di partenza da cui rigenerare la danza stessa. Nella danza contemporanea sospensione e caduta, up and down, diventano così in breve tempo gli estremi  di un asse dinamico privilegiato, e il concetto di passo al contempo si asciuga e si radicalizza, tornando quasi esclusivamente alla sua primaria e universale vocazione: la camminata.

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  1. Sono una po’ pigra con i miei commenti negli ultimi tempi, ma ti leggo sempre e su questo post sono tornata più volte…è davvero interessante! Questo tipo di analisi, che ragiona su un elemento basilare, fondamentale, è tutt’altro che scontato, e molto stimolante!

    ciao a presto!!!

  2. monicavannucchi

    A prestissimo spero, tania, perchè ho veramente bisogno di scambiare qualche ideuzza con te. Intanto grazie!

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