Dove si narra di spazi, specchi & spic e span

In questi giorni sto lavorando con i miei allievi intorno ad “Alice attraverso lo specchio”; appena fuori dalla porta, la città è a bagnomaria nella guazza sporca e tiepida di fine inverno. Dentro, il legno chiaro e cedevole del pavimento sotto le piante dei piedi, il suono amichevole del pianoforte nelle orecchie e, negli occhi, noi stessi riflessi dai  grandi specchi a parete. Dovrebbe essere la condizione ideale in cui svolgere una lezione di danza contemporanea, l’ambiente perfetto in cui raccogliersi, cercarsi, trasformarsi e proporsi agli altri.
Cos’è che non va quindi? Niente, inezie: il parquet sul quale mi distendo, mi stiro, inarco il corpo e misuro il mio peso di prima mattina, è un terrain vague disseminato di reperti risalenti a lezioni precedenti (di ieri, l’altro ieri, il mese scorso? non è dato saperlo). Gomitoli di lanugine si sollevano leggermente da terra e, ballonzolando, mi invadono il viso; tra i miei capelli si insinuano sconosciuti capelli altrui, le mie mani impastano polvere di chissà quali perduti tanghi… ogni tanto, chiodi e schegge decidono di intromettersi bruscamente nel flusso dinamico che io inseguo, testarda, insieme con i miei studenti. Cerco di non badarci e mi concentro sui ragazzi: tremano di freddo, letteralmente, perché il riscaldamento è rotto, oppure è finito il gasolio, dio solo lo sa, e dai minacciosi condizionatori arrampicati vicino al soffitto esce, poderosa, aria gelata. Bene. Spengo tutto e riprendiamo il lavoro con rinnovato fervore: sequenze di movimenti a terra e in piedi, attraversamenti dello spazio, salti, camminate, corse.
Ora vorrei fare una pausa per leggere insieme un paragrafo da un saggio, difficile ma significativo, di Umberto Eco. I corpi finalmente accaldati si fermano, e io osservo per un momento lo spazio dove l’energia è sospesa: la parete di specchi è scomparsa. Al suo posto, un velo di  tremolanti goccioline perlate che, qui e lì, mettono in risalto con scientifica precisione ditate untuose, impronte di mani incaute, orme di corpi sudati. Qualche goccia intraprendente talvolta si gonfia, tondeggia, e scivola giù lasciandosi dietro una coda lucida e scintillante.
Rinuncio alla semiologia e leggo invece Carroll: “ …facciamo finta che il vetro sia diventato morbido come nebbia, e che possiamo passare dall’altra parte. Ecco, guarda: sta diventando una specie di brina, proprio in questo momento, te lo dico io! Andare di là sarà facilissimo…Mentre diceva così era in piedi sulla mensola del camino, pur non avendo la minima idea di come c’era arrivata. E certo il vetro cominciava a sciogliersi e a svanire, proprio come una luminosa nebbia d’argento. Dopo un altro momento Alice era dall’altra parte del vetro; con un salto leggero atterrò nella stanza dello Specchio.”
Insieme, chiudiamo gli occhi e …proviamo anche noi a passare di là! Di qua, se nel frattempo, durante il nostro viaggio nel mondo alla rovescia, qualcuno avesse voglia di darsi da fare con spazzolone e detersivo, gliene saremmo infinitamente grati.

Advertisements

  1. In un primo momento ho pensato ridendo: vabbé ti do io una passata per terra… Ma poi mi sono detta: ma perché non devo far finta anch’io che il vetro sia morbido…?
    Infatti, il vetro è morbido…

  2. …Ma il mondo alla rovescia…siamo sicuri che sia di là? Che non sia invece questo…? Certo, magari poi di là la gravità potrebbe non esserci, per esempio, e così potreste danzare nell’aria, sarebbe tutta un’altra cosa; voglio dire, la danza contemporanea, che sta sempre in dialogo con ‘sta gravità, con la terra, sarebbe tutta un po’ da ridefinire. Però poi la lanugine infierirebbe di meno, chissà, oppure volerebbe anche la lanugine? Augh! La prospettiva non sarebbe delle migliori. Però lo spazio a disposizione per volteggiare sarebbe forse di più…

    ps Da noi c’è anche la colonnina di formiche…passa giusto dietro il pianoforte dell’aula rosa…voi ce l’avete?
    …Volete anche voi una colonnina di formiche…?

  3. monicavannucchi

    @tania, colonnina di formiche? mi manca… ad Alice piacerebbe molto, gli insetti sono la sua passione!E naturalmente non siamo affatto sicuri che il mondo “al dritto” sia di qua, perciò andiamo di là a buttare un occhio:-) Sulla danza contemporanea hai ragione, si è appesantita ultimamente, ne parlerò, spero presto. baci
    @matilde, sì, sì, il vetro è morbido, ora! baci anche a te

  4. monicavannucchi

    @tania, ah, mi è tornato in mente un film molto bello di qualche anno fa, The Others. L’hai visto? dove il rovescio e il dritto si intersecano…

  5. L’ho visto sì, mi era piaciuto molto e mi aveva stupito il gioco delle due realtà, una volta svelato. Sorprendente, e anche poetico, tutto grigio….
    Mi ricordo di aver riflettuto molto, a posteriori, ripassando mentalmente le varie scene del film rilette alla luce della spiegazione definitiva! Ed era stato bello stare nel mondo che non era il mondo vero, pensando che vero fosse, e un po’ da vertigine scoprire poi che non lo era. Però a quel punto veniva spontaneo tirarsene fuori, tornare comodamente ad essere solo spettatori… Il gioco delle due realtà c’era anche ne Il sesto senso, l’hai visto? Forse lì il momento della rivelazione era ancora più disorientante e angoscioso…

    Baci

  6. la colonnina di formiche ce l’abbiamo pure noi! 😉

  7. monicavannucchi

    @perypezye, però che fortuna! e ora, come faccio,io sola orfana di formiche, a fare lezione di danza?! un abbraccione e incoraggiamenti 🙂 monica

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: