Incipit

L’altra sera La compagnia ha fatto la sua prima  vera uscita dopo la partecipazione alla Biennale Danza 2009 e ha scelto la piazza romana. Trattandosi di  un ensemble voluto dall’Accademia Nazionale di Danza e legato alla Fondazione dell’Accademia stessa, la scelta di Roma è stata naturale. Del resto, da tempo si aspettava di vedere in scena questo gruppo di giovani artisti selezionati tra 160 danzatori internazionali e messi alla prova per un lungo periodo di formazione con grandi nomi della scena contemporanea, come Malou Airaudo, Francesca Harper e Claudia Castellucci. L’idea di una compagine di giovanissimi talenti, affidati alle cure di grandi artisti sotto la direzione di altri grossi nomi, sembrava non soltanto buona, ma addirittura necessaria e lodevole in un Paese, come il nostro, dove le compagnie nazionali o stabili di danza contemporanea scarseggiano. Inoltre, che un’istituzione statale, come l’Accademia, abbia una compagnia di riferimento, dove le giovani leve provenienti anche dalla scuola stessa abbiano l’occasione di confrontarsi ”sul lavoro” con colleghi stranieri dai percorsi di studio differenti, è sicuramente un proposito molto interessante e culturalmente stimolante.

Insomma le premesse erano ottime e c’erano grandi aspettative. Dispiace veramente dovere dire che la serata ha deluso da molti punti di vista. Il programma innanzi tutto: due pezzi eterogenei preceduti da un brevissimo assolo estrapolato da uno spettacolo della Bausch e  donato a La compagnia. Nell’insieme una mancanza di coerenza programmatica e una disomogeneità delle proposte francamente difficile da giustificare, se non nell’ottica di un recital; ma le due coreografie su commissione ( rispettivamente di Jacopo Godani e di Robyn Orlin) erano troppo lunghe per dare allo spettacolo tale connotazione; e l’assolo, troppo breve per avere senso se non come sigla o prologo di quel che sarebbe seguito, che oltretutto  in questo caso gli era completamente estraneo.

È chiaro che una compagnia appena nata deve ancora costruire il proprio repertorio, ma proprio per questa ragione dovrebbe curare particolarmente le scelte, in modo da evitare di andare in scena con qualcosa che assomigli troppo da vicino a un saggio. Ad accrescere questa impressione contribuiva altresì la mancanza di un programma di sala o di una locandina, dove perlomeno leggere i nomi degli interpreti.

E veniamo al secondo tasto dolente: gli interpreti, appunto. Tecnicamente molto dotati ed entusiasti, sembravano  inconsapevoli della differenza di poetiche tra le due coreografie principali.  Di una delle quali ad esempio, Da ora in poi di Godani, possiamo dire che si trattava di un pezzo energico, nitido e ben strutturato per gruppi e duetti e, benché se ne riconoscesse la matrice forsythiana, con una sua precisa personalità. I movimenti, cuciti sui corpi, mettevano costantemente alla prova la struttura fisica dei danzatori, giocando sul limite tagliente di un “carattere” espressivo volutamente cattivello e aggressivo, declinato in atteggiamenti e pose da Guerre stellari. Ma appunto, per andare oltre allo sfoggio virtuosistico delle capacità tecniche, avrebbe richiesto un’interpretazione ironica e graffiante, una capacità di introiezione e una consapevolezza della scena, che danzatori così giovani e alle prime armi non possedevano.
Quanto all’altro pezzo, With astonishment i note the dog, di Orlin, era agli antipodi: niente virtuosismo, niente danza in senso stretto, molta performance dal retrogusto anni Settanta, un’estetica del disordine e del riciclo molto terzomondista e politicamente corretta, in sostanza anch’esso poco tarato sulle qualità degli interpreti esordienti, non li valorizzava  affatto.

Si scoprirà per caso, a fine serata, che diversi danzatori stranieri selezionati dal concorso sono stati rimpiazzati da giovani allievi dell’Accademia. Le ragioni della sostituzione ci sfuggono e ci vengono taciute. Beninteso, i ragazzi che abbiamo visto sul palco meritano senz’altro di lavorare  e auguriamo loro di avere le migliori occasioni per farlo, ma a questo punto ci domandiamo se abbiano tutti beneficiato del tanto pubblicizzato anno di formazione e dove siano il confronto, l’internazionalità, l’eccellenza e l’originalità che ci erano state annunciate.

22/24 gennaio 2010,  Teatro Palladium, Roma

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  1. Pingback: Da ora in poi « Pioggia di note…sui danzatori

  2. Anch’io avevo notato, pur trovandomi seduta in galleria, alcuni volti noti, ma diversi da quelli che avevo visto quest’estate, tra i danzatori della compagnia. Chissà perché questo avvicendamento, sicuramente non è il massimo da certi punti di vista; proprio come dici tu, prima l’orizzonte del confronto era più ampio e interessante.

  3. monicavannucchi

    Che corrisponenza di amorosi sensi! 🙂 Grazie

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