Isadora, j’adore

Non è stata la sola giovane ragazza americana di buona famiglia a sbarcare in Europa in cerca di successo; si può dire che in quegli anni ne arrivassero a frotte, e di molte si è perso il ricordo. Isadora, però, aveva intuito e caparbietà. Si fece introdurre nei salotti giusti, e li usò come trampolino di lancio per  diffondere il suo credo. Ancora prima di proporsi come artista, impose il suo stile di vita anticonformista e proto-femminista: liberando il proprio corpo dalle costrizioni di busti e corsetti, rivendicando come donna il diritto alla libera espressione di sé, stregò il bel mondo e fece innamorare molti uomini, dei quali prontamente  divenne musa, amica, complice. Come danzatrice deve molto alla sorella, che in America aveva una scuola di danza e  vi insegnava gli esercizi di Delsarte; come donna libera deve tutto probabilmente a sua madre. Ma questo Parigi non lo sapeva; la accolsero come una diva, perché “faceva” la diva, ma soprattutto perché era il momento giusto.

Guardando oggi la bellissima rassegna di documenti a lei dedicata e ospitata dal Musée Bourdelle,  si colgono tutta la portata e il senso di questa infatuazione collettiva per Isadora e le sue seguaci. Sembra che gli artisti e la buona società non attendessero altro: Isadora ed Elisabeth Duncan, Loïe Fuller, Maud Allan e altre meno note, incarnavano perfettamente l’esprit dell’Art Nouveau, danzando sull’onda di un vento di rinnovamento e ricerca, che attraversava stuzzicandola una Parigi di inizio secolo ancora intorpidita, ma già pronta a risvegliarsi sulle note di  maestri classici come  Beethoven, Chopin, Brahms… per la prima volta ritmate dai piedi nudi di queste giovani fanciulle seducenti.
Ruth Saint Denis, che una solida preparazione culturale rendeva forse più professionale delle molte “isadorables”, aggiungeva un pepato profumo d’Oriente alle sue esibizioni sui palcoscenici della città.
Di lì a poco, i Ballets Russes di Diaghilev  avrebbero intrigato il pubblico dell’Opera, con le loro non tanto velate allusioni a una sessualità pura e primitiva di Ninfe e Fauni e ai riti pagani dell’Est europeo.

In Isadora il richiamo alla classicità greca, che lei seppe rendere dinamica, leggera, fluttuante, si faceva più chiaro e deciso man mano che lei stessa comprendeva sempre meglio l’arte antica, visitando i musei europei o recandosi ad Atene per danzare davanti al Partenone. E l’arte moderna degli artisti che la ritraevano con segni sciolti e fugaci, con veloci pennellate di colore o in sculture volutamente abbozzate e “in divenire”, si liberava delle convenzioni accademiche così come lei stessa aveva fatto degli indumenti femminili costrittivi, stecche di balena, belletti e scarpine, e dei virtuosismi decadenti del balletto dell’epoca.

Sulla scena, così come nelle arti visive, fece la sua comparsa l’Emozione generatrice; e con Isadora, con i suoi semplici “assolo”, la danza espressiva acquisisce, per la prima volta e pienamente, lo statuto di Arte.

Isadora Duncan une sculpture vivante, al Musée Bourdelle, Parigi, fino al 14 marzo 2010

  1. Buon anno , Monica, per una “emozione generatrice”
    Mati

  2. Pingback: Regali di Natale « I blog di Monica Vannucchi

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