La domanda cruciale

Mi chiedo spesso: “Esiste una qualità specifica del movimento danzato, che nessun altro tipo di movimento possiede?”
In altre parole, che cos’è che fa sì che un certo movimento, o sequenza, si possa inequivocabilmente definire “danza”?
Vediamo alcune risposte possibili:

•    Il livello tecnico dell’esecutore o la perfezione formale. Sogno_di_mia_madre_foto_di_Cristina_Gardumi
Questo concetto, oltre che storicamente e ideologicamente superato dalle esperienze della post- modern dance, della danza aperta a tutti, della danza terapia eccetera, non spiega perché molto spesso percepiamo come danza movimenti che chiamerei “a bassissima definizione” o siamo affascinati dalla spontaneità del movimento infantile, nel quale riconosciamo caratteristiche artistiche. Insomma, anche un movimento “sporco” e tecnicamente accessibile a tutti, può essere danza. Viceversa, mi sento di affermare che un gesto atletico, pur tecnicamente perfetto, non è danza.

Il fatto che quel movimento appartenga a un codice espressivo che a sua volta sia già riconosciuto, nel sentire o nella cultura comune, come “danza”.
Ad esempio è quello che accade con la danza classica,  i balli da sala,  l’hip-hop, la jazz dance, le danze popolari e rituali, il buto, solo per citare alcuni generi e stili. Ma una percentuale altissima di ciò che oggi viene etichettato come danza, non appartiene a un codice preesistente e anzi trova la sua dignità e forza espressiva proprio nell’essere continuamente reinventato, nel ripartire da zero dandosi nuove regole, nuovo vocabolario e nuova sintassi.

•    La possibilità che quel movimento dica, racconti qualcosa.
Succedeva nei grandi balletti del repertorio romantico, dotati addirittura, in analogia con il repertorio operistico, di un libretto. E succede ancora in un filone contemporaneo narrativo. Ma molta produzione, lungo tutto il Novecento e oltre, ha inseguito l’ideale di un’astrazione estrema, nel nome del movimento puro; che disegna, abita lo spazio, ma non “dice”.

A.Rodin Danseuse cambodgienne de face 1906•    Il fatto che si esegua sulla/per/con la musica.
Il rapporto tra musica e danza, pur essendo innegabilmente viscerale, non è tuttavia ancora stato indagato in profondità, se non per ciò che riguarda certi settori molto specifici (penso all’etnomusicologia, ad esempio). Rimane molto variato e personale l’uso del testo musicale da parte di coreografi e interpreti. A volte la scrittura musicale precede quella coreografica, altre la segue o nascono entrambe da un processo di improvvisazione comune. Spesso la musica si limita ad essere uno dei tanti “segni” scenici messi in campo, oppure è struttura portante a sostegno di ogni singolo gesto e respiro. In ogni caso, accade che la danza  nasca e viva anche in assenza totale di suono.

•    L’essere un movimento che vuole farsi guardare, quindi con una caratteristica dichiaratamente “spettacolare”.
Semplificando, potrei obiettare a quest’ultimo assunto, che tutte le discipline sportive hanno una componente spettacolare, sono “belle” da guardare, emozionano,  ma non sono danza. Che la performance non è danza; che l’attore  anche quando si muove con consapevolezza sulla scena non danza (solitamente);  che l’artista circense esegue numeri per il pubblico, ma non danza. E così via.

Allora la danza cos’è, dov’è, dove si nasconde? Quando si svela? Perché, per chi?

(continua…)

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  1. Un contributo di una profana :):

    “… disegna, abita lo spazio”

    Credo che occorra partire da qui e spingersi oltre.

    Mi sembra indubbiamente vero che la danza disegni lo spazio, come pure che batta il tempo (che ci sia o no la musica).

    Sarà che non penso a altro, in questo momento, che al “luogo”(elucubrazioni mie, per carità, e che attengono a altre arti) mi vien da dire che la danza, con tutto il “peso” del corpo pieno,”fa’ un luogo”, quel luogo lì, non un altro.
    Crea un luogo dove succede una scelta di spazio e di tempo, quindi non una rappresentazione (disegno) di questi, bensì un’invenzione. Un dire formale in senso pieno.

    Succede anche che la danza ottenga l’invenzione del luogo senza alcuno strumento di mediazione “estraneo” all’esperienza sensoriale diretta del tempo e dello spazio.(diversamente quindi dalle invenzioni dell’architettura, per esempio, che, in questo senso, le è parente stretta).

    Insomma un corpo a corpo coi “massimi sistemi”! 😉

  2. monicavannucchi

    Un “corpo a corpo” con i massimi sistemi!
    Ciao Lemma,ti sono grata di questa bellissima risposta; mi fa riflettere. La mia replica in uno dei prosssimi post. Intanto se si aprisse un piccolo dibattito, se qualcuno avesse voglia di dire la sua…mi aiuterebbe, davvero.

  3. monica cara, sono giorni che penso a te e alla domanda che ti fai. ovviamente non trovo una risposta. istintivamente ho pensato alla presenza di una musica, ma poi ho capito che la danza ha un significato molto più profondo e non udibile. come quando vedi qualcuno ballare con gli auricolari alle orecchie, non sai che musica ascolti eppure sei sicuro che i movimenti che fa siano danza, non hai dubbi. il ritmo di una musica che trascina il corpo è più meccanico della danza, secondo me. è tamburellare le dita su un tavolo in un locale pieno di musica, o muovere i piedi sotto la sedia canticchiando qualcosa: un riflesso quasi condizionato. sono d’accordo con matilde quando scrive che la danza inventa qualcosa di nuovo. perché è evidente che l’uomo cammina per natura, ma se deve inventare allora balla. però se dovessi dire, anche se non sono ancora del tutto a fuoco, la danza per me ha a che fare più con il tempo che con lo spazio. più con il respiro. ecco, ti lascio con un’altra domanda: quali altre arti hanno questa caratteristica? intanto continuo a pensare. un bacio.

  4. monicavannucchi

    Manu sei grande! Dunque vediamo: la musica si sviluppa nel tempo direi, e come la danza è legata al pulsare del respiro. Infatti la forma ritmica più elementare, quella binaria, rispetta l’entrare e l’uscire del soffio vitale nel nostro corpo. La danza ha a che fare in ugual misura con il tempo, con lo spazio, con il peso (la gravità, legge feroce e implacabile) e con una cosa che in gergo si chiama Flusso ed… è proprio legata al respirare.
    Tu comunque mi hai dato due immagini ( dita che tamburellano e piedi che “sentono” ) che mi piacciono molto. Ora te le chiedo in prestito per un poco. Posso? monica

  5. certo che puoi, monica. così ci pensiamo insieme. 🙂

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