Tavola surrealista

(pensando con affetto a Rosaria S.)

A. Giacometti 002


A. Giacometti, Tavola surrealista, 1933

Ho messo all’asta me stessa, un pezzo alla volta. Per liberarmi dal dolore, ho reciso con precisione chirurgica  i piedi e le gambe; il bacino, il tronco, una mano. E li ho esposti con cura sul piano del tavolo, allineati insieme ad altre piccole cose di poco valore. Ho venduto, subito, quasi tutto. Non mi resta che il coltello per farmi la riga tra i capelli.

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  1. veronica

    Muovi un dito, muovi una gamba, distogli lo sguardo da un dolore, tiri un calcio al muro stringendo i pugni dalla rabbia e tutto a un tratto ti accorgi di avere un corpo. Ti sembra di non essere altro che materia. Sei fatto di pezzi, tenuti insieme da non si sa quale incantesimo vitale. Stiamo in piedi, corriamo, balliamo … solo grazie ad un corpo che ce lo permette. Ma l’anima? L’anima lo sconcia a volte questo corpo. I traumi, i distacchi, gli addii spesso ci fanno dimenticare di quanto il nostro corpo sia importante perché quando questi accadono nella nostra esistenza ci frantumano e ci sentiamo come quella donna lì, su un tavolo, immobile, occhi morti, rotta dai mali. Non riesci a far niente. Stai lì e aspetti che qualcuno ti riaggiusti. Ma è meglio imparare subito che nessuno ha gli arnesi adatti a ricostruirti se non te stessa. Solo tu, sola, puoi recuperare le schegge e ricostruire piano piano la tua persona, dall’interno all’esterno. Cosa se non il corpo ci ricorda ogni istante di essere vivi? Cominciamo a conoscerci dal corpo. Partiamo dall’involucro per arrivare al cuore.
    Guardo questa tavola … che disordine perfetto. Quella è una donna che sembra distrutta eppure risulta così forte e salda. Questa è la nostra natura femminile, perché attraverso la scomposizione di noi stesse riusciamo a trovare la consapevolezza e a ricreare un’armonia inspiegabile per molti, ma così evidente per noi. Armonia è bellezza, è forza. E quella tavola, nel suo caos è così perfetta e potente. Ogni pezzo ha un senso. E acquista forza negli occhi di chi la guarda. Ed ecco di nuovo il miracolo dell’arte che nasce dall’inconscio dell’artista senza apparente motivo. Creazioni partorite da un’anima perfetta nelle sue disfunzioni, l’anima dell’artista che crea senza sapere né come, né perché. L’artista fa, non è che un artigiano che lavora con la sua anima e il suo flusso che scorre senza direzioni ma che non può essere trattenuto. Ancora una volta ringrazio l’arte di riuscire a spiegarmi questo mondo nel modo più semplice e chiaro. Senza troppe parole, senza troppi perché, in un istante di visione. Più semplice di così si muore.

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