Due partite, nessuna vittoria

Homme, femme et enfant, 1931
On ne joue plus, 1932
 A. Giacometti, Homme, femme et enfant, 1931

A Parigi conobbi per caso un tizio che collezionava vecchi flipper. Abitava alla Bastille e aveva una grande casa ludica, bionda di legno e di luce, profumata di cera, con biliardini elettrici in ogni stanza. Colorati, cromati, si accendevano come alberi di Natale e suonavano: driin, bling.

Ora mi viene all’improvviso in mente che anche Alberto Giacometti, una volta, inventò un gioco. Consisteva in una piccola base di legno chiaro incisa da un cerchio appena tracciato e da due solchi più profondi; poche semplici regole, tre pedine per tre soli giocatori: un uomo, una donna e un bambino.

L’uomo è una banderuola aguzza, dal profilo tagliente, sensibile alle correnti ma irremovibile  e saldo sul suo perno verticale. La donna, dalle linee curve, apre le braccia per accoglierlo;  se il vento tira dalla parte giusta lei è il suo angelo custode, proietta la sua ombra su di lui, ma può muoversi solo in un arco di cerchio limitato e rimanere sempre lontana. Dietro di lei il terzo giocatore, un bambino; la sua strada è già scritta, è una biglia che rotola nel solco tracciato per lui sulla sabbia, è una pallina da flipper per una sola partita. Niente manopole da tirare per recuperarla e tentare una nuova giocata se cade nel foro. Niente lampadine che si illuminano, nessun suono. Solo silenzio.

Era questa l’idea di famiglia dell’artista? Deve averne avuta una a un certo punto. Veniva da una grande tribù con tanti fratelli, cugini, zii, tutti pieni di talento. Troppo perfetta per essere replicata. Per se stesso, forse, aspirava a qualcosa di compiuto, di autosufficiente nella sua forma minima, dove ogni elemento fosse in armonia. Ma con binari già tracciati, per non sbagliare. Una famiglia così, al limite, poteva anche andare bene… eppure lui sapeva che non avrebbe funzionato. Ha deciso bruscamente “non si gioca più” e, per dirlo meglio, ha costruito un domino, dove le tessere prive di numeri, sono lapidi  di tombe scoperchiate. In questa nuova partita i giocatori, lui e lei, sono ancora più lontani; tra loro un terreno minato da tante piccole conche scivolose. Un deserto di lucido marmo, come un camposanto senza fiori.

Deve essere stato lì che Giacometti ha seppellito per sempre il sogno breve di una vita normale.

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  1. proprio in quegli anni, sui taccuini, scriveva: io posso realizzarmi unicamente negli oggetti, nella scultura, nei disegni (forse nella pittura) e molto meno nelle poesie. comunque, non in altro.

  2. monicavannucchi

    Infatti…credo ne fosse molto consapevole! ciao manu

  3. avocealta1

    cara monica, eccomi qua, nel tuo blog.Molto bello. ed io molta invidiosa perché il nostro sito è un po’ bruttino da un punto di vista grafico anche se è ancora in ristrutturazione. Certo un blog è una cosa ed un sito un’altra. Ma l’osservazione riguarda la grafica, nonché quello che scrivi.
    Ci sono tante belle cose sul tuo blog: per caso hai qualche suggerimento per i nostri Incontri di ottobre che hanno come tema “la menzogna”?In particolare poesie… Prossimamente scriverò qualcosa di meno egoistico. Marinella

  4. monicavannucchi

    Ciao Marinella, come sono contenta, evviva! comincio subito a riflettere sul tema della menzogna e vediamo se mi viene in mente qualcosa che possa esservi di aiuto… intanto in bocca al lupo per l’attività di avocealta; vi linkerò appena ho tempo, perchè quello che fate a Napoli merita di essere diffuso( l’invito è aperto ad altri blogger con idee da suggerire). Baci

  5. Un suggerimento per Menzogna dal “Dizionario affettivo della lingua italiana” on – line (edizione cartacea Fandango):

    Arimane Dice:
    Dicembre 13, 2008 alle 9:51 am | Replica

    (La mia parola)
    Provate a pronunciarne il nome.
    Inizia con pieni suoni di nasali, beffardamente piegati a una vocale un po’ irridente; ma subito impennati in un salto, che sospende e crea attesa. Si atterra non su qualche dura dentale levigata, ma sulla composita cedevolezza di una zeta, arrotondata da un suono più maschile. Il trionfo della seduzione e del rapimento, però, sta in ciò che segue e conclude: un morbido gn, felicemente aperto nella vocale ampia più di tutte.
    Adesso ditemi: è possibile che tanta carnale abbondanza, tanta seducente pienezza, tanta ammiccante varietà dicano di cosa laida ed esecranda, come si pretende?

  6. ops…dimenticavo il link che vi ci porta e che Arimane è un mio amico blogger. Ecco.

    http://dizionarioaffettivo.wordpress.com/lettera-m/

    Ciau, Mati
    :))

  7. monicavannucchi

    Grazie Lemma,la definizione di Arimane è calzante! credo che a Marinella servano però anche testi conosciuti o almeno abbastanza noti per le letture, che come sai, si fanno nei quartieri…con la partecipazione di attori bravi e quotati che credono nel progetto. Ma Marinella stessa potrà dirci di più! Chiamo a raccolta anche la mente vulcanica di Lavienbeige…

  8. O, be’, lo sai che io comincio sempre a pensare sui Lemmi…
    😉

  9. monicavannucchi

    Lo so, lo so…, non è mica una colpa, anzi! Ciao Lemma

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