Ciao Pina

Pina Bausch

Pina Bausch

Ciao Pina, mi mancherai, e non c’è nulla che possa alleviare la pena.

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  1. rosa masciopinto

    Quel giorno ho mandato un sms a tutte le persone che potessero farmi compagnia nella solitudine di quel lutto e, da tutte, ne ho ricevuto conforto: come me si sentivano abbandonate, non solo dalla grande, mitica Bausch, ma da un’epoca, un tempo che ci ha visti crescere. E’ stato un tempo che ci ha dato il tempo: di crescere e di scoprire, di immaginare sogni da inseguire nel perpetuo e ostinato tentativo di realizzarli. Artisti come lei ci hanno incoraggiati a osare, a rimanere fedeli a quelle immagini che, altrimenti, avrebbero potuto renderci pazzi, tanto si allontanavano dal comprensibile.
    Certo che mi manca, ma la gratitudine che le ho sempre riservato, mi accompagna ancora e mi rende forte, sicura come sono di non aver sbagliato.

  2. monicavannucchi

    condivido tutto, in pieno, e anche il “come” lo dici! Ti voglio bene.

  3. Non conoscevo Pina Bausch. Oggi ne ho sentito parlare con una tale passione da te che mi è venuta voglia di cercare qualche notizia su di lei, sulla sua vita, sulla sua formazione. La curiosità è tutto. Se la curiosità viene stimolata vuol dire che l’impulso è stato notevole. Così, appena finito di riposarmi, ho aperto la mia finestra sul mondo della rete e ho digitato questo nome. Prima ho voluto vederla, ho cercato delle immagini che la ritraessero, volevo sentire cosa i suoi occhi mi dicevano, perché credo fortemente nell’istinto che noi uomini abbiamo nel percepire chi può in qualche modo, anche solo sfiorandoci, farci crescere. Ho visto il suo viso. I suoi occhi. La sua testa magra. Il suo corpo pesante nella sua leggerezza, forte nella sua delicatezza. Ho riconosciuto in lei una materia consumata di passione per la sua arte, la danza. Anche in un’immagine statica riusciva a creare movimento. Nel suo corpo si riconosceva ogni singolo componente, diviso e indivisibile in un corpo che tratteneva energia. Così la curiosità cresce. Voglio vederla muovere, danzare, vivere. Guardo un video in cui lei vive. Dico “vive” perché ci sono persone che possono vivere davvero solo se proiettate nella loro arte, nel loro linguaggio, tutto il resto è un contorno, è un mezzo per arrivare ad esprimersi attraverso la propria arte. La vedo sul palco muoversi, è viva, è viva davvero. Mi spiega quanto il corpo può raccontare al mondo anche senza usare la voce. Penso:quanta forza in quelle braccia, in quelle gambe, in quelle ossa che creano ombre sul corpo. Ogni movimento ha una ragione di esistere in quel corpo, capisco qualcosa, non so cosa, ma capisco che c’è qualcosa che devo capire, che devo scoprire, che ancora non so. Cerco ancora e scopro che anche lei cerca l’oltre. Un linguaggio non le basta, usa la voce. Ora c’è corpo,musica, voce, parole, espressione. Espressioni così forti e sconcertanti che sembra di entrare nella violenza di un quadro espressionista. L’occhio con cui dobbiamo guardare Pina Bausch è un occhio interno, diverso per ognuno di noi. Si! Guardando lei e le sue creazioni, possiamo prenderci questa libertà, ognuno vede qualcosa di unico, vede la realtà in base a come la sente, non per come sia. Sento un urlo che fa partire una sua “Creazione” e lì mi rendo conto del suo espressionismo. Sento l’urlo, vedo Munch. Guardo il suo corpo, vedo Schiele. In un attimo mi accorgo di come tutto sia unito. Nell’arte c’è il mondo intero.

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