Il gesto dello scultore

Alberto Giacometti modella una scultura, da Il sogno di una testa di G. Soavi

Alberto Giacometti modella una scultura, da Il sogno di una testa di G. Soavi

di Jacques Dupin     

 

Giacometti nell’atelier. Le sue mani afferrano un pugno di terra, la montano su un’armatura, la impastano per qualche breve istante. Una donna in piedi, è apparsa, irriducibile e viva, appagando la mia attesa. Ma nell’istante in cui sogno di prenderla e di fuggire via con lei, il lavoro di Giacometti comincia, il lavoro senza inizio di Giacometti continua.

 

Nascita improvvisa e infinita, spettacolo vertiginoso, davanti al quale mi difendo con difficoltà dalla strana sensazione di essere personalmente coinvolto. Agilità e sicurezza delle sue mani che corrono dall’alto in basso e dal basso in alto della piccola figura come su una folle tastiera. Ogni gesto, separatamente, appare insensato. Nondimeno la loro rapida successione e la facilità del loro susseguirsi danno il senso di una misteriosa necessità… E questa giostra, questo balletto, questa lotta, dura delle notti o dei mesi interi.

 

Attività rabbiosa e futile, necessaria e fastidiosa, dove l’atto positivo e l’atto distruttivo si uniscono e si identificano per tramare la medesima durata creatrice, senza inizio né fine, durata da cui la donna in piedi attinge la propria autorità, la propria grazia e la propria separatezza. Nascita improvvisa e infinita, piuttosto che opera incompiuta, opera incessante.

 

Il gesto dello scultore sembra avere lo scopo essenziale di intrattenere un dialogo fra la piccola figura e se stesso, di perpetuare uno scambio vivente, di unirli nell’intimità di una attesa, che prenderà poco per volta lo spazio di una comunicazione, la cui impossibilità lo affascina. Così come le vedo, la piccola figura e le mani, insieme non formano che un solo essere, allo stesso tempo costituito e in continua gestazione, un essere che non smette di vivere e allo stesso tempo di cominciare a vivere, di perpetuarsi e di apparire. 

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  1. Che magnifica e esatta narrazione!

  2. sì, è magnifico davvero questo brano,
    il sig.Dupin si è lasciato andare tanto da sentirsi mano, sentire le mosse della mano,
    capire ( coi sensi) il dialogo dei gesti

  3. monicavannucchi

    Benvenuto Mario B.! Sì, Monsieur Dupin traduce sensazioni ed emozioni con esattezza e misura, ma anche conservando la temperatura giusta, credo.

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