L’oggetto in gioco, l’oggetto in scena

APPUNTI PER UN LABORATORIO PEDAGOGICO DI DANZA EDUCATIVA

SCENA TEATRALE
Il lavoro coinvolge bambini da 7/8 anni in su.

Ipotizziamo di avere seguito un percorso di Danza educativa che, come ci eravamo proposti, abbia tenuto sempre in primo piano la relazione con l’oggetto, nelle varie fasi di sviluppo del bambino, dalla scuola dell’infanzia alla scuola elementare.
Siamo allora giunti al momento magico in cui diventa possibile scoprire le potenzialità di una messa in scena danzata.

Il bambino è ora consapevole che l’oggetto appartiene pienamente alla realtà esterna e può rappresentare ciò che egli desidera; può utilizzarlo come altro da sè, anche in dialogo con sè, all’interno di una scena teatrale; è un oggetto scenico, funzione di un racconto.
La narrazione, infatti, si serve della sintassi  propria al linguaggio del movimento: corpo, spazio e oggetto ne sono elementi costitutivi.
Cosicché, più è complessa e articolata l’idea da comunicare, più si affina la capacità di manipolazione degli oggetti nello spazio.

Aniara Beatrice Alemagna 2003

Aniara, Beatrice Alemagna 2003

 

Con quali oggetti lavorare?
Teoricamente non esistono limitazioni alla scelta dell’oggetto, anche se alcune forme e materiali si rivelano più adatti e meno pericolosi per una “messa in contatto” diretta con il corpo danzante.
Ma coerentemente con la linea di pensiero che ho seguito finora, mi piace immaginare che sia possibile utilizzare i materiali, che avevano svolto la funzione di oggetti transizionali per i bambini piccolissimi e successivamente, erano stati messi alla prova in un processo creativo di  metamorfosi.

Cosa può accadere?
Accadrà forse che la memoria fisica ed emotiva dell’esperienza vissuta con l’oggetto, in altre tappe della propria crescita, riporti in superficie  un materiale dinamico ricco e denso di significati; nel dialogo con l’oggetto, il bambino ritroverà e riconoscerà  una dimensione di continuum dinamico/emozionale. La memoria arricchirà l’immaginazione e darà più forza alla fantasia.
Una immaginazione vivida a sua volta porterà chiarezza di linguaggio espressivo ed efficacia nella comunicazione scenica.

Inoltre, ma non meno importante, il bisogno di relazionarsi in maniera fisica più precisa con gli oggetti e di misurare al meglio l’energia e lo spazio della danza, darà luogo a una richiesta spontanea, da parte dei piccoli allievi, di sempre maggiori strumenti tecnici… ma questo è già un altro tema su cui riflettere!

Un Commento

  1. Pingback: Focus on Trisha Brown « Monica Vannucchi’s Blog

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