L’oggetto in gioco, l’oggetto in scena

Bimba rossa che danza

Bimba rossa che danza

APPUNTI PER UN LABORATORIO PEDAGOGICO DI DANZA EDUCATIVA

Cerco di mettere in luce un pensiero semplice, in tre passaggi, che possa servire da schema di riferimento per impostare una serie di incontri di Danza Educativa, che prevedano l’utilizzo di oggetti:
• Scena primaria / oggetto transizionale
• Interludio / trasformazione dell’oggetto
• Scena teatrale / oggetto scenico

SCENA PRIMARIA
Il lavoro coinvolge bambini in età di scuola dell’infanzia (2/5 anni).

La scena primaria è la scena della scoperta di sé; l’oggetto in gioco acquista una valenza transizionale, permette di creare un continuum fluido tra la madre che protegge e la crescente consapevolezza, da parte del bambino, delle proprie energie fisiche, della potenza delle proprie emozioni. L’oggetto in gioco nutre la crescita di sé e le potenzialità creative.
Immagine della scena primaria: come un utero, una bolla protettiva dove il me e il non me  del bambino sono uguali. Il bambino ha ancora bisogno di un cordone ombelicale: l’oggetto transizionale assolve questa funzione.
Il bambino di questa età quindi, non vive l’oggetto come altro da sè, né come sé, ma come un’ illusione di mantenimento del legame fusionale con la figura materna. Egli si muove, agisce nell’indistinto spaziale, temporale ed emozionale di una scena primaria, non riconoscendo ancora “oggettività” al materiale che manipola.

Gli oggetti transizionali e i fenomeni transizionali appartengono proprio al regno dell’illusione, che è alla base dell’inizio dell’esperienza
(Gioco e realtà, D. W. Winnicott, Armando Editore, 1974, Roma).

Non ci si deve chiedere se questa esperienza appartenga alla realtà interna o esterna. Perché l’esperienza non si dà, se non in una dimensione di inclusione, di condivisione.

Quali oggetti proporre? Materiali morbidi,  oggetti informi, modificabili con piccoli interventi, poco connotati all’origine.
Ad esempio: stracci quadrati di diverse dimensioni e colori, con cui lasciare che i bambini facciano ciò che vogliono. 

Quale danza si configura all’interno di questa scena? Osservare la tipologia delle danze con l’oggetto in gioco: che modalità, che qualità dinamiche, che ritmo vengono privilegiati? Lasciare che queste scelte si sviluppino. In un secondo momento proporre di ampliare lo spazio, l’energia, ingrandire i movimenti.

Non classificare, non dare nomi, non nominare. La danza è proprio quel linguaggio che sta nell’abisso tra la cosa e la possibilità di nominarla (il nome), e che, per le sue caratteristiche di fenomeno effimero, si presta a penetrare nel regno dell’illusione, che è alla base dell’inizio dell’esperienza.
La creatività si esprime danzando il divenire, danzando l’emozione, danzando l’illusione.  (continua)

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