I capolavori della Bausch al Teatro di San Carlo #2

Parte seconda: Le Sacre du Printemps.  Das Frühlingsopfer Copyright Zerrin Aydin Herwegh light

Composto nel 1975, dunque tre anni prima di Café Müller, è un lavoro che s’inscrive per alcuni versi ancora nel solco della tradizione coreografica di scrittura per grande ensemble.

Sappiamo che a Wuppertal i vecchi criteri gerarchici di Compagnia di balletto erano stati rivoluzionati dalla Bausch, in favore di un insieme eclettico di artisti, appartenenti a culture differenti e con formazione spesso disomogenea o eccentrica; e che quindi, al momento di mettere in piedi il Sacre, la Bausch disponeva già di danzatori veramente originali, diversi tra loro e fieri sulla scena di queste differenze morfologiche. Tuttavia, in questo caso specifico, la coreografa ha scelto di utilizzare una scrittura di movimento ancora tutta interna a uno stile (molto riconoscibile l’impronta Jooss-Leeder, ma anche un certo profumo di oltreoceano!), privilegiando una dimensione tecnica e virtuosistica, espressa attraverso un ricco ventaglio di passi, tour e salti, tramite i quali la Bausch ha indagato, fin nelle pieghe più profonde, la possibilità per un Coro di esprimere l’ineluttabilità della Tragedia, in senso classico. E anche se qui la Tragedia è annunciata, perché si tratta di un rituale pagano che si ripete ogni Primavera, non per questo è meno drammatica. Il Coro si muove e respira, pulsa, freme e cade, soffre, si ritrae e si slancia come un unico corpo; grande e potente tanto quanto il personaggio dell’Eletta, che gli si contrappone, è minuto e fragile. In esso si fronteggiano due forze: quella del singolo e quella del gruppo (e non si può non pensare a Massa e potere di Elias Canetti…), in un gioco delle parti già tracciato, antico quanto il mondo.

Dopo avere detto tutto questo sul Sacre della Bausch, posso riprendere le fila del mio discorso (iniziato nel post precedente) sulla trasmissibilità delle coreografie contemporanee, e riferirvi che la versione che l’attuale compagine del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch ha presentato al Teatro di San Carlo era magnifica, di straordinaria potenza e smalto. In questo caso il passaggio delle consegne, tra la prima e la seconda generazione d’interpreti, è probabilmente avvenuto con maggiore facilità, sotto forma di studio e apprendimento di sequenze coreografiche appartenenti a una tecnica e a uno stile che la Compagnia ben conosce e su cui si allena quotidianamente; perché la scrittura coreografica del pezzo è fortissimamente legata alla pagina musicale di Igor Stravinsky, sulla quale i passi e i gesti si dipanano in maniera talmente limpida che sembra scaturiscano dai suoni stessi; perché la Bausch mantiene una certa fedeltà al libretto originale, pur sublimando l’azione in un tempo a-storico, appunto tragico. Infine perché la composizione è interamente, totalmente, affidata alla danza e a una struttura narrativa  che potremmo chiamare ballettistica.

So di soffiare sul fuoco delle polemiche con queste affermazioni: vorrebbe dire quindi che il Balletto, inteso come forma strutturata con il supporto di un’unica tecnica omologante, è più facilmente riproducibile, e quindi trasmissibile nel tempo, del Teatro-danza? O della danza cosiddetta d’autore? O di qualunque altra operazione scenica che presenti una drammaturgia aperta e il moltiplicarsi dei codici linguistici? In realtà è soltanto una riflessione che sto facendo da un po’; il programma presentato a Napoli e portato in tournée dal Tanztheater Wuppertal Pina Bausch, mi ha sollecitato ad approfondire il tema in questa direzione.

Ma sempre considerando la Bausch, si potrebbe anche parlare nuovamente dell’altro suo grande esperimento sulla remise en scène, cioè le tre versioni di Kontakthof…

Per ora vi rimando alla lettura di alcune considerazioni fatte nel corso della mia Piccola tavola rotonda sulla danza contemporanea, che in un certo senso toccavano anche questo tema.

La Sagra della Primavera ( Le Sacre du Printemps)

Regia e coreografia Pina Bausch

Musica di Igor Stravinskij

Scene e costumi Rolf Borzik

con Tanztheater Wuppertal Pina Bausch

Teatro di San Carlo, 11 luglio 2013, Napoli

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